GIAPPONE: l’esperienza esclusiva di dormire in un ryokan

Nell’ultimo viaggio in Giappone abbiamo avuto la fortuna di dormire in un Ryokan, un’esperenza immersiva che non dimenticheremo, perchè ci ha permesso di assimilare dal vivo uno dei canoni della cultura giapponese. In verità, non era la prima volta che dormivamo in un ryokan, ovvero in una locanda tradizionale, ma in questo caso, avendo avuto maggior tempo a disposizione, ce la siamo goduta di più, entrando con più attenzione in contatto con quelle che sono le ritualità riguardanti la tipologia del pernottamento e le abitudini dei giapponesi. Per ben due giorni abbiamo fatto base a Takayama, una splendida cittadina situata ai piedi delle alpi giapponesi, in una zona ricca di sorgenti termali, e conosciuta per il quartiere storico di Nagamachi interamente fatto di legno, perfettamente conservato e risalente all’epoca edo.

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CHE COS’E’ UN RYOKAN

Come premessa, specifichiamo cos’è un Ryokan: si tratta basicamente di una locanda tradizionale giapponese il cui stile è rimasto pressoché immutato nel tempo, e presumibilmente riconducibile all’epoca Edo (XVII-XIX secolo). Attualmente un ryokan mantiene ancora gli elementi tradizionali, cioè:

  • pavimenti formati da tatami
  • bagno all’esterno della camera (che può essere di vario tipo)
  • giardino in cui si può trovare un padiglione dedicato alla cerimonia del tè
  • porte scorrevoli che danno su una loggia
  • rifiniture interne in legno di stile tradizionale
  • stanza spoglia, priva di mobili e letti, però dotata di tokonoma, ovvero una nicchia di abbellimento in cui vengono esposte sculture, calligrafie o composizioni ikebana (termine giapponese che si riferisce all’arte della disposizione dei fiori recisi

In un Ryokan i letti tradizionali (chiamati futon), vengono sistemati dopo la cena, disponendo materassini, coperte e cuscini sui tatami. Perciò se nell’entrare in stanza non trovate il letto, non allarmatevi, lo prepareranno in seguito mentre voi siete a cena oppure a godervi un bel bagno nell’onsen. Solitamente colazione del mattino e cena vengono serviti nella camera che si occupa oppure in un’altra camera libera in modo da poter guardare il giardino da un’angolazione diversa.

“Nella cucina tipica giapponese non esiste il concetto di primo piatto, secondo, contorno, frutta e di solito in tavola vengono portati contemporaneamente tutti i cibi, che vengono consumati senza ordine prestabilito.”

La cucina non concede nulla agli usi occidentali ed è di solito di elevatissima qualità, molto raffinata e ricercata sia nei contenuti che nella curatissima estetica. Vengono utilizzati pezzi di ceramica e accessori pregiatissimi, spesso con evidenti riferimenti allo stile sabi, cioè l’utilizzo di pezzi particolarmente “vissuti”. Ad esempio è molto frequente l’uso di scatole laccate consumate dal lunghissimo uso.

Il servizio è completamente diverso da quello di un albergo occidentale. È estremamente personalizzato, cioè l’ospite viene affidato alle cure di una cameriera esperta (di solito anziana) che lo accompagna in camera, gli serve il tè di benvenuto, lo intrattiene per cercare di capirne le esigenze, raccoglie le ordinazioni per le bevande che accompagnano la cena, accompagna a prendere il bagno, sia che si tratti di onsen (bagno termale) che di ofuro, il caldissimo bagno che si fa in vasche di legno di hinoki, cipresso giapponese. Ovviamente se siete in un viaggio di gruppo tutti questi servizi verranno dati nello stesso momento, per cui la cena sarà comunitaria, senza però togliere nulla alla ritualità della stessa.

“L’aspetto estetico dell’insieme è curatissimo, in qualsiasi posto si posi lo sguardo c’è uno scorcio apprezzabile, con particolare riguardo al giardino che fa spesso da sfondo scenografico ed è visibile dalle camere, dalla vasca dell’ofuro e in generale durante ogni spostamento. Porzioni limitatissime di spazio, piccoli ritagli, ospitano giardini di modestissima dimensione ma perfetti nell’equilibrio formale. Le uniche apparecchiare moderne comprendono aria condizionata, telefono e televisore; per il resto l’esperienza è del tutto simile allo stile di vita di quattro secoli fa.”

Quasi sempre, specie nelle località di montagna ricche di sorgenti termali, nei Ryokan si trova un ofuro, più comunemente conosciuto come onsen; si tratta di un bagno comune giapponese, il cui accesso è diviso per sesso o è utilizzabile a turno, con una vasca di acqua caldissima: a volte sono belle vasche in marmo o in legno di cedro. Per approfondire a riguardo, vi abbiamo preparato una rapida guida all’uso degli onsen, dove spieghiamo come comportarsi. Le più importanti sono che si entra nudi e che non bisogna avere tatuaggi (antico retaggio della yakuza, la mafia giapponese).

COSA ASPETTARSI DALL’ESPERIENZA DI DORMIRE IN UN RYOKAN

A questo punto una domanda sorge spontanea: cosa dovrà aspettarsi il viaggiatore da questa esperienza? Ci teniamo a darvi il nostro parere a riguardo, oltre che a fare considerazioni di ordine pratico, giacché se non si va preparati, rischia di essere questa un’esperienza, non diciamo spiacevole, ma quantomeno disillusiva. Principalmente perché, il Ryokan è una locanda tipicamente giapponese e, come tale, con standard molto diversi da quelli occidentali. Come abbiamo già detto, ci sono aspetti che vanno sottolineati in anticipo, al fine di godersi al pieno l’experience, e tra questi sottolineamo innanzittutto il fatto che:

  • Si dorme per terra! Cioè si dorme su un futon, ovvero su un materasso che viene adagiato direttamente direttamente a terra, e ciò potrebbe causare dei disagi specie nelle persione un po’ più adulte e anziane. In effetti il materasso è piuttosto duro, ma noi personalmente lo troviamo confortevole. Chi è abituato a dormire sul morbido, però, potrebbe non trovarlo confortevole.
  • L’intero Ryokan ha un pavimento in tatami e non è permesso indossare scarpe, al ciontrario, si va sempre e rigorosamente scalzi o indossando calzature tipicamente giapponesi che possono essere equiparabili ad una sorta di zoccoli, da indossare rigorosamente con calzini bianchi e kimono; non preoccupatevi, la dotazione viene fornita dall’hotel ed è inclusa nel prezzo pattutito.
  • Non è obbligatorio, però viene richiesto agli ospiti di girare per il Ryokan in yukata, ovvero una vestaglia in cotone, simile a un kimono, il cui nome significa letteralmente ‘veste da bagno’, ma che viene usata anche per andare a cena. C’è tutta una ritualità nell’indossare lo yukata, per la quale vi potete fare aiutare dal personale dell’hotel o dal vostro accompagnatore turistico/guida.
  • La cucina non concede nulla agli usi occidentali, nel senso che sia nella tipologia delle portate che nella proposta dei cibi, viene rispettata in pieno la tradizione gastronomica giapponese, che soprattutto a colazione potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Più di una volta ci è capitato di accompagnare viaggiatori (specie italiani) che invece del cornetto e cappuccino si sono ritrovati prugne secche, zuppa di pesce, sashimi e altre prelibatezze della gastronomia giapponese.

“In generale i ryokan non sono adatti a persone prive di un buon spirito di adattamento. Offrono invece un’opportunità unica e indimenticabile a chi sia interessato a scoprire il modo di vita di una cultura diversa, avendo così la possibilità di ripensare, e quindi inevitabilmente conoscere meglio, il proprio modo di essere e condursi.”

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