Il Viaggio, per molti di noi viaggiatori, è mosso da un’incontenibile sete di scoperta, che spesso ci trascina, pur di essere placata, al di fuori delle rotte già tracciate e dei confini ben definiti, conducendoci ad affrontare passaggi non facili e insidiosi. Allo stesso modo, alcuni libri svolgono la stessa funzione e provvedono ad alimentare la stessa fiamma, pur sembrando a volte solo un riflesso fantasioso della nostra immaginazione. Noi crediamo, però, che il viaggio e la letteratura sono due anelli di una stessa catena, che con diversi codici ci spingono ad assencondare l’istinto, insito nell’uomo, di avventura e di scoperta.
L’articolo che segue è stato ispirato proprio dalla recente lettura di un libricino che mi ha incuriosito oltremodo, e che mi ha spinto al paragone immediato con un altro libro, di simile natura. I due libri, a loro volto, hanno mosso in me una serie di riflessioni sul viaggio, sulla sete di scoperta che arde nel cuore dell’uomo, e sul confine labile e sottile tra realtà e utopia.
DUE LIBRI, UN UNICO DESTINO: VIAGGIO O UTOPIA?
Mentre sono molto lontano dalla mia terra natia, e il jet leg mi impedisce di dormire in maniera continuativa, trascorro la nottata che si affaccia su una immensa città asiatica, leggendo un libro che mi ha incuriosito sin dal primo momento in cui mi fece capolino tra gli scaffali di una vecchia libreria, nel quartiere della Giudecca, a Venezia. Il libro ai chiama ORIZZONTE PERDUTO, e sin dal primo momento in cui mi sono approcciato alla sua lettura, mi ha rievocato un altro libricino, altrettanto estremamente affascinante: IL MONTE ANALOGO.

I due libri, seppur scritti in maniera assai diversa e con un approccio diaristico e uno stile realistico, parlano di due luoghi leggendari: il primo (Orizzonte Perduto) riferisce di un’utopica valle dove vi vivrebbero, rifugiati in un monastero, uomini di ogni specie ed estrazione, accomunati dall’unico destino di vivere percorrendo una felicità non terrena, la leggendaria Shangri-La. Nell’altro libro (Il Monte Analogo), si racconta invece di un gruppo di esploratori che, dopo una navigazione “non euclidea”, raggiunge un’isola-continente dove si erge il Monte Analogo, la montagna più alta del mondo, e inizia la scalata verso la vetta che simboleggia la liberazione spirituale.
Due storie magiche, che bene descrivono l’inarrestabile sete che anima noi esploratori alla ricerca della luce, tramite il viaggio. Andiamo, però, a conoscere meglio il contenuto dei due libri, che mi hanno riportato alle tante avventure con Giulia iniziate e proseguite in nome di un’unica fiamma: quella del viaggio esplorativo alimentato a sua volta da una sorta di inarrestabile sete di scoperta.
“ORIZZONTE PERDUTO” di James Hilton
Orizzonte perduto (Lost Horizon) è un celebre romanzo fantastico, pubblicato nel 1933, dello scrittore britannico James Hilton, che ha dato origine al mito di Shangri-La, un’utopica e pacifica valle nascosta tra le montagne del Tibet, dove il tempo sembra essersi fermato, e alla cui ricerca si misero tanti viaggiatori, senza esito.
La storia segue un gruppo di quattro passeggeri che fuggono dalla guerra civile in Afghanistan a bordo di un piccolo aereo. Il velivolo viene, però, misteriosamente dirottato e si schianta sulle vertiginose vette dell’Himalaya. Dopo essersi riavuto dall’inevitabile shock, i quattro superstiti vengono condotti a Shangri-La, un monastero guidato da un misterioso Gran Lama, dove i principi cardine sono la moderazione, la saggezza e la ricerca della pace interiore, sincretizzando i precetti del buddhismo e del cristianesimo nestoriano; e dal quale proveranno a fuggire, per tornare nella “società”.

Ancor oggi Orizzonte Perduto, è ricordato per essere all’origine del mitico Shangri-La, un utopico monastero situato sulle alte montagne del Tibet, poi divenuto per antonomasia l’idealizzazione del mondo edenico e paradisiaco.
Questo libro dal titolo evocativo, da cui Frank Capra trasse un celeberrimo film nel 1937, conserva un autonomo messaggio, che mette in contrasto le due missioni antitechi dell’uomo: vivere allontanando le umani passioni nella serenità più assoluta, oppure seguire la scia della vita più istintiva. Shangri-La è il monastero tibetano che ospita una antichissima e segreta città di saggi, raccolti da ogni parte del mondo, di sesso cultura religione e temperamento diversi, che meditano studiano vivono estremamente longevi e sereni senza inseguire un preordinato disegno di felicità – e soprattutto senza preoccuparsi di imporlo per le vie della religione o della condotta o dell’utopia. Nessuno vi cerca l’Uomo Nuovo; ognuno vivendo co-opera a conservare i differenti valori dell’umana civiltà.
Alla base di tale supposta felicità e longevità, stando alle descrizioni di uno dei quattro avventori, ci sarebbe una misteriosa bacca, chiamata tangatse, di cui si nutrirebbero i monaci del monastero, e che abbinata ad un’ampia attività meditativa, assicurerebbe loro una vita molto lunga e serena, nel benessere del corpo e della mente.
IL MONTE ANALOGO di René Daumal
Omologo di Orizzonte Perduto è Il Monte Analogo, un romanzo dello scrittore e poeta francese René Daumal, rimasto incompiuto per la sua morte improvvisa avvenuta nel 1944 e pubblicato postumo nel 1952, dal quale Alejandro Jodorowski trasse il film “La Montagna Sacra”. Anche qui ricorrono i temi già emersi in Orizzonte Perduto, della curiosità che spinge l’uomo ad andare oltre il visibile, nonostante l’ombra dell’utopico, in nome di una irrefrenabile sete di scoperta. Di seguito la trama:

Un gruppo di alpinisti piuttosto esperto vuole scoprire quale sia la vetta più alta del mondo e parte da Parigi per scoprirla e scalarla. Dopo aver navigato su una strana rotta, a bordo di una barca chiamata “l’Impossibile”, gli esploratori approdano nell’isola del Monte Analogo che fa continente a sé, ricordando in qualche modo Atlantide. Qui trovano una popolazione con usi e costumi strani, proveniente da tutto il mondo e da tutti i tempi del mondo che, come loro, spera di scalare la vetta. Dopo un soggiorno nel villaggio di Porto-delle-Scimmie, e alcune considerazioni metafisiche sull’alpinismo, il gruppo affronta l’ascensione, arrivando quasi al campo base. Qui il racconto si interrompe, sospendendo la spedizione tra terra e cielo, in una specie di regno franco dell’analogia, dove non c’è niente che possa dirsi vero, e niente che sia falso del tutto e dove conta, più del resto, affacciarsi nella propria interiorità.

Non si tratta solo di un viaggio fisico verso una vetta misteriosa, ma anche di un percorso simbolico verso la consapevolezza. Le descrizioni dell’ambiente montano sono minuziose, ma mai fini a sé stesse: ogni passo è anche un passo nell’esplorazione dell’anima. Per gli appassionati di montagna, Il Monte Analogo rappresenta molto più di un libro: è una guida invisibile, che suggerisce una lettura del mondo verticale in chiave esistenziale. È un testo che invita a salire con rispetto, attenzione e silenzio, cogliendo ogni dettaglio come parte di un disegno più grande.



