Ho un flash di Buenos Aires, Piazza Bolivar con la sua statua bronzea ed equestre infangata di oltraggi e vernice, proprio di fronte la Mansana de la Luz, con i suoi muri di pietra, con i suoi interni illuminati dalla sapienza Gesuitica. Dalla parte opposta mi vedo un po’ indeciso su quale “calle” intraprendere. È un pomeriggio di dicembre, una domenica calda e afosa che zittisce ogni iniziativa, i miei occhi osservano il vuoto circostante e i miei piedi cominciano ad incamminarsi verso la parte più antica di Buenos Aires, il Barrio di San Telmo. Marciapiedi sconnessi e sporchi, muri imbrattati di calce, abbelliti ogni tanto da qualche affresco metropolitano, un gatto fugge i miei passi, nessuno nei paraggi, solo un locutorio (cabine private da cui è possibile telefonare all’estero ndr) con le serrande abbassate quasi del tutto. Da lontano si sente fluire un potente boato che, pian piano che avanzo, si fa sempre più incalzante, come il ruggito di una folla nell’arena. Immagino solo, perché sono lontano. La quiete domenicale mi avvolge, ma è un’illusione. La città che riposa, in realtà rivive, ingestibile, nel quartiere de la Boca, attorno all’enorme massa di cemento che contiene il “graal”, il sangue che giace dentro questa coppa è giallo blu, e la terra sotto i miei piedi pulsa, fomentata dalla passione irrefrenabile di un popolo. Poi il silenzio, sovrumano e avvolgente del vuoto, un collasso che dura pochi millesimi di secondo prima di rilasciare nel cielo un boato vertiginoso e crescente che divora ogni quadra, ogni strada, ogni pezzo sudicio di strada, invade Plaza de Mayo, e si diffonde attraverso i cunicoli sotterranei del subte ( metropolitana ndr ) per tutta la Città. Buenos Aires, L’incantatrice, smette di respirare, in una sincope gioiosa e letale, chiude gli occhi e comincia a sussultare, sprizza sogni e pesadillas (incubi ndr ), le fogne evaporano, Puerto Madero rivendica la sua luminosità, il Rio de la Plata ribolle in un pentolone di acqua fangosa e insieme argentata, io provo a guardarmi intorno, ma non faccio in tempo, i miei occhi si fermano sbarrati, stupefatti, la Bombonera è esplosa, il Boca ha segnato!

Inno a Buenos Aires – L’INCANTATRICE
di Victor Majevski
IN GIARDINI VERDI IMMERSO,
DA SOGNI CIRCOSCRITTO
OGNI VIRTÙ DI QUEI SENTIERI VALUTO LEGGERO
SPERONANDO LE SUE MOSSE INCANTATRICI
UN DUELLO DI DOLCE SEDUZIONE
AVANZA LENTO, INESORABILE…
Lei non muove alfieri, nè pedoni
solo visualizza e mi avviluppa in insondabili passioni
la mia volontà ormai SEDOTTA
scorre sulla FERVIDA scacchiera
fluida, come un tanghero dominante
fiero della forza e della sua lenta grazia.
Come un raro testimone di lontane narrazioni
voci di ciechi cantori odo incalzare
ingiurie dei Popoli a demóni dittatori
Magici racconti e reali parole
infuriano
soavemente,lentamente
percepisco il mutamento del mio io
evoluzione costante, dilatazione dei sogni.
Ora sono quel che vivo
in un eco fuori del tempo
parte di un sacro miraggio.
IL MUSEO DI XUL SOLAR, ARTISTA VISIONARIO
Alejandro Xul Solar, al secolo Oscar Agustìn Alejandro Schulz Solari ( 1887-1963 ), è certamente uno dei rappresentanti più singolari dell’Avanguardia in America Latina. Talento puro, grande intellettuale, scienziato e geniale inventore, e chi più ne ha più ne metta. È infatti impossibile racchiudere in una definizione la personalità di questo grande artista argentino.
Nel 1912 si trasferì in Europa, viaggiando e vivendo tra le principali capitali europee, allora calderoni culturali e sociali in grande fermento. Dopo 12 lunghi anni torna in Patria partecipando al tentativo di rinnovazione estetica e culturale che avrebbe dovuto coinvolgere il suo Paese. Fu un grande amico di Jorge Luis Borges, che lo definì “senza alcun dubbio un genio”. Di vastissima cultura e di infiniti orizzonti, i suoi interessi lo portarono a studiare l’astrologia, la cabala, la filosofia, le religioni, l’antroposofia e chissà quante cose ancora.
I suoi quadri, così colorati e magici, descrivono un mondo geometrico e virtuoso, popolato da personaggi che sembrano scaturire da visioni geniali. Una concezione dell’architettura che precorre i tempi e una conoscenza degli aspetti più reconditi dell’animo umano, la sua opera è poliedrica e complessa.
Ad impreziosire il suo contributo l’invenzione di due linguaggi artificiali: il neocriollo e la panlengua, quali proposte di una lingua universale superiore all’esperanto in struttura e musicalità. “Xul solar cercava nel linguaggio, come in ogni altra cosa, la forma perfetta per trasmettere la verità” ed è in quest’ottica che vanno intesi gli sforzi e le ricerche per costruire una lingua nuova.
Anche i suoi contributi da inventore sono sorprendenti. Il più notevole è sicuramente il panajedrez: si tratta cioè di una riproposizione geniale del gioco degli scacchi. Su una scacchiera di dodici riquadri per lato, duecento pedine si muovono senza limitazioni. I pezzi, originali e bellissimi, sono sculture in legno e rappresentano “esseri astrologici”, attraverso i quali Xul Solar si propone di insegnare e concetti principali dell’astrologia. Una funzione didattica oltre che ludica.
La luminosità che quest’artista emana, in tutta la sua opera, si riflette inevitabilmente anche nel suo nome, che lui stesso si attribuì: Xul Solar è infatti l’anagramma di Lux Solar, “luce solare”, una concreta dimostrazione, quindi, di quanto fosse centrale per lui il processo di elaborazione e conoscenza, facoltà primaria e distintiva dell’uomo.
Venite a conoscere l’incredibile mondo di Xul Solar presso la Fundacion Pan Klub Museo Xul Solar ( Calle Laprida 1212- Buenos Aires ), istituita nel 1986 dalla moglie dell’artista, Micaela Cadenas, con l’unico obbiettivo di diffondere l’opera del grande pittore-scienziato argentino.
Verificando gli orari del museo sul sito ufficiale, potrete prender parte alla visita guidata ( in inglese e spagnolo ) che il Museo mette a disposizione del visitatore per far conoscere più chiaramente l’opera e la parabola artistica di Xul Solar. Il costo d’entrata è veramente irrisorio, un’occasione unica per entrare in un mondo magico e virtuoso, creazione di una mente illuminata.

COS’ERA UN “LOCUTORIO”?
A Buenos Aaires, e un po in tutto il Paese, nell’era pre-internet, erano molto diffusi i locutorios, ovvero locali commerciali che offrono il servizio di chiamate telefoniche. Erano importante tenerli presente per due motivi: di solito rappresentavano l’unica possibilità di effettuare chiamate (locali o internazionali), in Argentina, nei primi tempi, Internet non era così diffuso; inoltre, in comparazione alle cabine pubbliche, ai cellulari e agli internet cafè, erano la soluzione più economica per effettuare chiamate. Qualche locutorio esiste ancora, ma in generale si tratta di un luogo che appartiene ad un’altra epoca. Si pagava a minuto e la tariffa variava a seconda della località verso cui è indirizzata la chiamata.
IL MISTERO DEL LIBRAIO SENZA CAPELLI
“Un tempo all’angolo tra calle Cachabuco e calle Mejico viveva mimetizzato con l’architettura Liberty del Barrio di San Telmo un venditore di libri, lo chiamavano “Il Pelado”, la sua testa era lucente come la luna, neppure un pelo atrofizzato interrompeva quella superficie serica. Chiunque nato e cresciuto tra i dedali onirici e senza confini della Città si recava da lui per rinascere nella sua letteratura. Sembrava un fantasma, aveva occhi luminosi ed un pizzetto canuto interrotto da qualche striatura mora. I suoi occhi esprimevano una conoscenza non umana. Nessuno era in grado di scalfire la sua meditazione. Gli stracci che indossava erano semi di tutte le culture orientali, pensieri di ogni passione argentina, raggi di eleganza europea.
Su un marciapiede dal pavimento sconnesso, Il suo banco pieno di volumi affascinava i passanti; dicevano che su quella ridotta superficie di compensato si potevano incontrare tutti i libri conosciuti e anche quelli non conosciuti. Io avevo sentito parlare del Pelado nella lontana Europa e subito avevo immaginato di raggiungerlo. Il bibliotecario che me ne aveva parlato, un vecchio signore ricurvo, lo aveva conosciuto di persona molto tempo prima tanto da non ricordarsi più ne dove ne quando. In tutti i casi io avevo bisogno di raggiungerlo e di parlare con lui e dopo pochi giorni ero già atterrato a Buenos Aires. Presi una camera in un ostello su Calle Peru, una delle arterie che collegano il microcentro al Barrio di San Telmo e andai a cercarlo.
Girai sul finire del giorno tra i dedali tortuosi e silenziosi del quartiere illuminato da un’ultima flebile luce diurna. Odori di amarezza e di tristezza trasparivano dai muri di quelle vecchie case, un tempo grandi residenze di Signori. L’aristocrazia porteña viveva lì prima di stabilirsi nella dolce Recoleta, molto più a nord, ufficialmente per fuggire dalla Febbre Gialla. Tutto era cambiato ed ora San Telmo era una roccaforte popolare, nessuno diceva di conoscere o di ricordare più il Pelado, ora lì vivevano solo storpi che chiedevano venia, o vecchi ciechi in cerca di misericordia, le abitazioni erano ormai decadute come le mie speranze di incontrare il Pelado. La mia strada non coincideva con quei luoghi, era evidentemente altrove, da qualche parte tra quelle terre desolate e meravigliose. Ma dove?”
La storia del “libraio senza capelli” sembra essere diventato un caso letterario, se così si può dire. Ultimamente più di un viaggiatore ripercorre le strade di San Telmo in cerca del misterioso libraio e della sua bancarella. Il motivo della ricerca è semplice: il suoi parco libri pare sia estremamente vasto e variegato. Esemplari di gran valore e ad ottimo prezzo, temi e titoli della letteratura universale. Ma ad incuriosire, oltre ai libri, è proprio la figura del libraio. Chi lo ha conosciuto sostiene di essere rimasto colpito dalla sua impressionante erudizione, e dalla sua semplicità. Si dice che sia stato un assistente del grande letterato argentino Jorge Luis Borges, e che ad un certo punto della sua vita abbia ottenuto incarichi culturali prestigiosi, non solo in Argentina. Salvo poi decidere di rinunciare ad una prestigiosa carriera per tornare a vendere libri per le strade di San Telmo, dove pare sia nato, e parlare con la gente dei suoi amati “incunaboli”. Per i viaggiatori, il “Libraio Pelato” è diventato quasi una figura mitica. È chiaro che incontrarlo sarebbe piuttosto interessante. Se anche voi siete amanti di libri o letteratura…provate a cercarlo! E se lo trovate fatecelo sapere.
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IL TANGO E LE MILONGHE DI BUENOS AIRES
Buenos Aires è una città avvolgente, e parte del suo fascino è sicuramente dovuto alla musica con cui lei stessa si identifica: il Tango. In effetti, è Impossibile pensare a Baires senza visualizzare i movimenti seducenti delle gambe di ballerine e tangheri che si avvinghiano, si contorcono, si attraggono, plasmando così il cuore e lo sguardo di chi assiste alla danza. La tecnica si abbandona all’istinto e la passione si fa spettacolo!

Ballare il Tango a Buenos Aires è un must, perché è l’atmosfera a fare la differenza, è l’aria, così tipica, che vi influenzerà. Sarete forse inizialmente intimoriti dalla destrezza dei tangheri, verrete forse colti da un senso di inferiorità. Può essere, ma è solo una sensazione superficiale. Una volta entrati nella parte, il ritmo rapido e deciso del Tango vi trasporterà. E non importa se non siete tangheri professionisti. Potete apprenderne le basi, se siete principianti, o migliorare le vostre doti, se siete già ad un buon livello. Requisiti richiesti: passione e dedizione. È necessario mettersi in gioco. Dove? Se siete arditi, anche per strada, ma se volete un approccio più soft e tradizionale potete andare nelle Milonghe, ovvero nelle balere dove si balla tango.
In genere si paga un’entrata ( il costo è decisamente accessibile ), e poi sta voi a decidere cosa fare: se ricevere delle lezioni da ballerini professionisti, o semplicemente assistere ad uno spettacolo, comodamente seduti sul vostro tavolino a mangiare pizza o empanadas. È bene però precisare che per entrare in alcune Milonghe è necessario essere dei buoni ballerini, poiché le piste sono piccole e generalmente molto affollate. Padroneggiare il ballo significa, quindi, fondersi nella moltitudine senza urtare altri ballerini. Inoltre informatevi sul cosiddetto dress code, perché in alcune Milonghe o in determinate serate è necessario vestirsi in maniera formale.

Di milonghe Buenos Aires è piena, ed alcune sono delle vere e proprie istituzioni. Ve ne segnaliamo alcune sicuramente degne di nota, ma la lista è ampia e variegata. Sta a voi trovarne altre.
- Salón Canning (Parakultural): Situato nel vivace quartiere di Palermo, è uno dei locali più leggendari ed eleganti della città, con un’atmosfera tradizionale.
- La Viruta Tango: Perfetta per chi cerca un ambiente più informale e misto, con un ottimo mix di giovani e ballerini esperti.
- La Catedral Club: Situata ad Almagro, è una milonga alternativa dal look eclettico, incastonata in un ex magazzino rustico e bohémien.
- El Beso: Un locale intimo e classico nel centro della città (Avenida Corrientes) dove si pratica ancora il tradizionale cabeceo (invito con lo sguardo).
- Maldita Milonga: A San Telmo, famosa per l’energia delle sue orchestre dal vivo e l’atmosfera vivace e informale.
- La Glorieta di Belgrano: Una pista di oltre 200 metri quadrati all’aperto situata in un parco, celebre per il suo carattere popolare e informale ad offerta libera (a la gorra).
- Sunderland Club-Milonga Malena ( Lugones 3161 – Villa Urquiza )
Questa milonga si trova a Villa Urquiza, uno dei barrios ( quartieri ) più “milongheros” di tutta Buenos Aires. Qui si esibiscono i migliori ballerini di tango, il livello è molto alto ed è difficile per i neofiti avventurarsi in pista. Un’ottima occasione però per assistere a spettacoli travolgenti. - Confiteria Ideal ( Suipacha 384 1º piso – San Nicolás )
La Confiterìa Ideal è una delle Milonghe più tradizionali della città. Ballerini professionisti danno lezioni di tango a tutti i livelli e tutti i giorni si tengono spettacoli.
Fondata nel 1912, con le scalinate di marmo e il mobilio in legno, questa milonga colpisce il visitatore per la sua eleganza. Qui sembra di stare fuori dal tempo e di tornare all’epoca d’oro di Buenos Aires.
Importante: portatevi uno scialle o una maglia, perché la temperatura è tarata per chi balla, e se state fermi fa freddo. Perciò buttatevi in pista o fatevi invitare. Se potete prenotate un tavolo a bordo pista.
PLANETARIO GALILEO GALILEI
Situato in uno dei quartieri più cool di Buen Aires (Avenida Sarmiento y Belisario Roldán- Palermo ), nel cuore del Parque tres de febrero, il Planetario dedicato all’astronomo italiano è a buon diritto una delle principali attrazioni turistiche della città. È però anche e soprattutto un luogo frequentato da scolaresche e studenti, che qui possono avere un primo e stimolante approccio con il mondo delle stelle e dei pianeti. Spettacoli, proiezioni, attività e mostre intrattengono il visitatore di ogni età con grande maestria.
È il luogo ideale per giovani, adulti, studiosi, curiosi e sognatori. L’edificio, inaugurato nel 1968, è composto da cinque piani, sei vani scale ed una sala d’osservazione alta 20 metri e con un diametro pari anch’esso a 20 metri per un totale di 360 posti a sedere. L’interno della cupola semisferica è ricoperto di alluminio riflettente.
I DINTORNI DI BUENOS AIRES: TIGRE SUL DELTA DEL RIO PARANÀ
Tigre è un’ambita località turistica a circa 30 km a nord di Buenos Aires, costituisce un’ottima opportunità di evasione dal ritmo frenetico della metropoli, ed è molto organizzata per qualsiasi tipo di esigenza. La sua particolarità è tutta nella sua posizione geografica: sorge infatti sul delta del Rio Paranà ed è attraversata da piccoli fiumi e ruscelli che formano numerose isolette dalla fitta vegetazione. Da sempre importante punto di riferimento per il trasporto e la lavorazione del legname, Tigre è anche un vivace centro di artigianato. La città è, ricca di negozi d’antiquariato oltre che di bar e ristoranti sul lungofiume. È una meta turistica frequentata tutto l’anno, rinomata per la bellezza del luogo e per la possibilità di navigare il Rio Paranà, che con i suoi 4880 km è considerato il secondo fiume più lungo del Sud America, dopo il Rio delle Amazzoni. Per le escursioni verso alcune delle numerose isole, si parte dalla Stazione di Tigre. Si naviga su battelli che fungono anche da mezzo di trasporto per i residenti. Molte isole dispongono di ristoranti e lungo i numerosi canali che attraversano la regione come in un labirinto, si incontrano vari tipi di abitazioni, dalle umili baracche alle ville più eleganti.

Per ciò che riguarda le escursioni in barca, le opzioni sono due: pagare un’agenzia turistica per un’ora di navigazione tra i canali, oppure prendere una “lancia di linea”, il mezzo usato dai locali. Nel caso di questa seconda opzione l’unico inconveniente è che, una volta sbarcati, è necessario aspettare la lancia di ritorno. Qualsiasi sia la vostra scelta, troverete agenzie e fermate lungo i canali.
Una volta tornati nella zona urbana, potete fare un giro tra le strade della città che si presenta molto accogliente. Nell’area del vecchio mercato della frutta, sulla sponda del fiume, si trova il caratteristico Puerto de Frutos (“porto dei frutti”) che adesso ospita una fiera dell’artigianato.
Se avete tempo fate una visita al MAT, il Museo di Arte Tigre. Si tratta di un bellissimo edificio storico dei primi ‘900, dove un tempo si riuniva l’élite porteña per fare sport (tennis e canottaggio principalmente) e per organizzare feste e riunioni sociali. In questo scenario d’eccezione è possibile ammirare capolavori dell’arte argentina del XIX e XX secolo. Aperto dal mercoledì al venerdì dalle 9 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 12 alle 19. Per info su prezzi ed iniziative visitate il sito ufficiale www.mat.gob.ar

Come arrivare: per raggiungere Tigre, avete due possibilità, il treno della costa o il treno di linea.
Il primo parte dalla Stazione di Maipù (nel Barrio di Olivos, nelle immediate vicinanze della residenza presidenziale), è più turistico e quindi più costoso. La corsa dura poco più di 30 minuti. Prima di arrivare a destinazione attraversa tutta la zona nord della gran Buenos Aires, facendo 11 fermate, tra cui anche San Isidro. L’ultima fermata è quella che vi interessa e si chiama Delta. Ci sono corse ogni trenta minuti, 6.50 del mattino fino alle nove di sera.
La seconda opzione, quella più comune ed economica, riguarda il treno di linea, con partenza dalla stazione di Retiro. Linea di riferimento: Mitre. Durata del viaggio: 50 minuti.
IL CIMITERO MONUMENTALE DI RECOLETA
Situato nell’esclusivo quartiere della Recoleta, al lato della bianca Basilica Nuestra Señora del Pilar, dove un tempo c’era l’orto del convento dei monaci “recoletos”, il Cimitero Monumentale della Recoleta è oggi uno dei luoghi più visitati della città. Qui le tombe di grandi personaggi della storia argentina e imponenti mausolei dal grande valore architettonico incantano il visitatore trasportandolo in un’ambientazione gotica e affascinante. Una delle tombe più visitate è sicuramente quella di Evita Peron, moglie del presidente Peron ed eroina nazionale, ma non è l’unica attrazione. Molti arrivano qui per scoprire storie di personaggi poco conosciuti, le cui vicende di morte hanno finito per ispirare scrittori e poeti.

È così vi capiterà di incontrare la tomba di Liliana Crociati Szaszak (1944-1970), figlia di un pittore italiano, che morì durante la sua luna di miele a Innsbruck, in seguito ad una valanga che travolse l’hotel in cui era ospitata. Contemporaneamente alla scomparsa della ragazza, pare che morì anche il suo cane, che si trovava a migliaia di chilometri di distanza, in Argentina. La statua in bronzo a grandezza naturale di Liliana si trova fuori dalla tomba ed ha accanto la statua del suo cane Sabu: lei è raffigurata nell’abito da sposa con cui è stata sepolta e con la mano destra appoggiata sulla testa di Sabu. La tomba di Liliana, progettata da sua madre ed in stile neo-gotico rimane uno delle più singolari di tutto il cimitero.
Oppure vi imbatterete nella tomba di Rufina Cambacèrés, figlia del noto scrittore Eugenio Cambacèrés, nata nel 1877 è morta durante il suo 19° compleanno. Per festeggiarla sua madre le aveva organizzato un gran ricevimento al Teatro Colòn, ma durante i preparativi fu vittima di un collasso e venne ritrovata in camera sua priva di sensi. I medici certificarono la sua morte, e così Rufina fu sepolta e la bara sistemata all’interno della cripta dove riposava suo padre Eugenio. Dopo alcuni mesi, un terribile temporale, danneggiò alcune tombe del cimitero, tra cui la cripta della famiglia Cambacèrés. Il custode scese nella cripta per controllare l’entità del danno, ma si rese conto che il coperchio della bara di Rufina era stato aperto e rotto. Allora si avvicinò e controllando il corpo della ragazza vide che le mani e il viso erano pieni di graffi, sicuramente causati da un estremo tentativo di fuga purtroppo non riuscito. Rufina fu un caso di morte apparente, giacché all’epoca gli strumenti diagnostici lasciavano piuttosto a desiderare. Quando si risvegliò si ritrovò chiusa nella bara, provó a liberarsi, ma la paura e la disperazione le provocarono un infarto. Oggi la statua di Rufina, in posa davanti alla porta del suo mausoleo, sembra essere in attesa di qualcuno pronto ad aprirle in caso di necessità.

FONDAZIONE INTERNAZIONALE JORGE LUIS BORGES
Un luogo magnetico di Buenos Aires che vi catapulterà nell’Universo Borges, un viaggio nella mente e nella vita artistica e reale di uno dei più grandi scrittori del XX secolo. La Fundación Internacional Jorge Luis Borges, situata al civico 1660 di Anchorena, nei pressi di Av. Santa Fe, è ospitata in quella che fu la casa dove la famiglia Borges visse tra il 1938 e 1943. Proprio tra queste mura, Borges scrisse “le rovine circolari”. Inoltre sono qui esposti oggetti che appartennero allo stesso Borges: la sua biblioteca innanzitutto, le prime edizioni dei suoi libri, ed alcuni preziosi manoscritti; la sua collezione di quadri, i suoi talismani, i riconoscimenti ottenuti nella sua lunga ed onorata carriera. Insomma un mondo magico da vivere e visitare per tutti gli amanti del grande scrittore argentino, ma anche per coloro che non hanno ancora avuto l’occasione di conoscere questo genio della penna e del pensiero.

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