IL PARCO ARCHEOLOGICO DI ELEA-VELIA, alle origini della Magna Grecia

Il Parco Archeologico di Elea-Velia è qualcosa di inebriante, un tesoro inestimabile che giace tra le bellissime colline del Cilento e che guarda verso il Mar Mediterraneo, lo stesso mare che per intero attraversarono i suoi fondatori prima di fermarsi nel luogo secondo loro ideale alla fondazione di una nuova casa.

Quello di Elea-Velia è un sito archeologico affascinante, che racconta una storia di sognatori, naviganti e commercianti, i Focei, i quali dall’Asia Minore navigarono fino alle coste tirreniche per fondare un nuova patria. Ecco a voi Elea-Velia, cuore della Magna Grecia, sede della scuola eleatica di Parmenide, punto di partenza di traffici commerciali con la Francia, la Spagna e ancor prima con Cartagine. Un sito archeologico tanto incredibile, quanto poco conosciuto, che arricchisce di nuova luce la forza del Mediterraneo, di cui la nostra penisola è sempre stata fulcro. Oggi Elea-Velia è un sito protetto dall’Unesco e fa parte del più conosciuto parco archeologico di Paestum, da cui dista circa una cinquantina di chilometri. Sono venuto a conoscerlo di ritorno da una perlustrazione nell’Isola di Procida, e per l’occasione mi sono fatto accompagnare da due viaggiatori d’eccezione, i miei genitori, che alla mia proposta non hanno esitato nemmeno per un istante. E allora pronti a questo viaggio nel tempo e nella Storia?

“Si diressero verso la terra di Enotria e presero possesso della terra che chiameranno Elea”

LA STORIA IN BREVE

I Focesi erano abitanti di Focea, una città greca situata sulla costa occidentale dell’Asia Minore (nell’odierna Turchia). Nel 546 a.C., la città fu assediata dai Persiani guidati da Arpago. Piuttosto che sottomettersi, molti Focesi decisero di abbandonare la loro patria e intraprendere un lungo viaggio via mare. Dopo varie tappe, tra cui Alalia in Corsica e Reggio Calabria, fondarono Elea (oggi Velia) in Campania intorno al 540 a.C.

La città fu edificata sulla sommità e sui fianchi di un promontorio, comprato dai Focei agli Enotri, situato tra Punta Licosa e Palinuro. Fu inizialmente chiamata Hyele, dal nome della sorgente posta alle spalle del promontorio. Intorno al V secolo a.C., la città era felicemente nota per i floridi rapporti commerciali e la politica governativa. Assunse anche notevole importanza culturale per la sua scuola filosofica presocratica, conosciuta come Scuola eleatica, fondata da Parmenide e portata avanti dall’allievo Zenone. 

Secondo Erodoto i focei erano stati i primi, tra i Greci, a navigare su lunghe distanze, solcando i mari non con arrotondate imbarcazioni mercantili ma su navi a cinquanta remi (le pentecontere), esplorando per primi l’Adriatico, la Tirrenia e l’Iberia e spingendosi fino a Tartesso, nel territorio dell’attuale Andalusia.

Dal blog “Storia degli Uomini”

LA (RI)NASCITA DI ELEA-VELIA

“E giungemmo qui e prendemmo possesso del promontorio e del territorio circostante. Costruimmo case e innalzammo santuari alle divinità della madrepatria. Sul promontorio trovammo tracce di quelli che vi avevano abitato prima di noi; su di queste livellammo, tagliammo, modellammo la roccia. Costruimmo l’acropoli e la nostra città, alla quale abbiamo dato nome di Hyele. Sulla punta estrema fondammo un edificio sacro. Innalzammo degli zoccoli in pietra, con blocchi di forma poligonale, ben ammorsati. Sopra di questi un muro in argilla compatta, intonacato di bianco. Nella struttura consacrammo i frutti del nostro peregrinare, e armi e armature. Le strappammo agli sconfitti durante le battaglie, e ne donammo di nostre per ringraziare gli Dei delle vittorie in guerra. Adornavano il santuario, a ricordo della nostra storia, della terra natia abbandonata, delle prove sopportate tra i flutti del lungo viaggio affrontato. Appendemmo le armature e inchiodammo le armi alle pareti, rendendole sacre e intoccabili. Deformammo gli elmi, strappammo i paranasi, piegammo punte di lance e scudi, incurvammo le lame. sottraemmo così tutti noi e le armi ai campi di battaglia, e le sostituimmo con la lama dell’aratro e la ricchezza dei commerci. Ci rivolgemmo ad indagare la nature di cose e di uomini, e di lì traemmo le norme e le leggi. Così costruimmo il Cosmo di Elea.”

COME ARRIVARE

Il Sito archeologico di Elea-Velia si trova nel comune di Ascea, in provincia di Salerno, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, e fa parte del comprensorio denominato Velia-Paestum. Il biglietto è unico e permette di visitare entrambi i siti (validità 3 giorni). L’ingresso al sito si trova ad appena 1 km dal centro di Ascea Marina; adiacente all’ingresso si incontra un ampio parcheggio non custodito, dove è possibile lasciare la macchina. Il Parco archeologico si trova all’interno di un paesaggio naturale di grande bellezza, tra ulivi secolari e con vista speciale sul Mar Tirreno.

IL SITO ARCHEOLOGICO

Il sito archeologico di Elea-Velia è molto grande e richiede almeno un paio di ore. Esso segue la morfologia collinare del terreno e si sviluppa su due livelli, una parte bassa e una alta. Nella parte bassa della città si può notare la presenza di alcuni edifici risalenti all’età ellenistica e romana, il vialetto d’ingresso costeggia la cinta muraria lunga circa 5 km, davanti alle quali sorge una necropoli di età imperiale con sepolture individuali e recinti funerari.

“Gli scavi sono dominati dalla medievale Torre Angioina (XI-XII sec.) che svetta sul promontorio di Castellammare della Bruca, su cui si trovava l’acropoli della città antica.”

Nelle due chiesette sull’acropoli, la Cappella Palatina e la Chiesa di Santa Maria, sono allestiti due antiquaria che con i reperti esposti (epigrafi, sculture, oggetti fittili e metallici) danno testimonianza del sito dall’età classica a quella ellenistica e romana. Nella zona dell’acropoli si incontra anche un teatro di tipo greco-romano, molto ben restaurato che ospita tutt’oggi varie rassegne teatrali, specie durante l’estate.

L’ingresso alla città avviene attraverso Porta Marina Sud protetta da una torre quadrangolare realizzata tra il V e il III secolo a.C. in due fasi successive. Immediatamente alla destra della porta vi sono i resti di un edificio pubblico risalente all’età augustea, a sinistra invece è possibile ammirare un isolato comprendente unità abitative e commerciali, con quattro case risalenti all’età imperiale.

Svoltando a destra è possibile ammirare un altro raffinato edificio pubblico di età medio-imperiale costituito da un impianto scenografico su due livelli e da un asse centrale dove ai lati si disponevano un ninfeo e una vasca delimitata da rampe di scale in laterizio e rivestite con lastre marmoree parzialmente conservate.

Tornando verso Porta Marina e superando altri due isolati si arriva al Pozzo Sacro, probabilmente dedicato a Ermes, si procede dunque sulla via di Porta Rosa dove si possono visitare le Terme Adriane decorate da uno splendido mosaico in tessere bianche e nere che raffigurano animali e mostri marini. Continuando a salire ci troviamo infine davanti all’agorà, recentemente interpretata come un santuario dedicato al dio Asclepio, divinità medica e guaritrice del mondo greco.

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