I RACCONTI DELLA SELVA: la solitudine dello sciamano

Quella dello sciamano è una figura centrale in molte delle culture del bacino amazzonico. Noi viaggiamo in queste regioni comprese tra Brasile, Colombia, Perù ed Ecuador da oltre 10 anni e siamo molto legati a questo tema, tanto da aver prodotto numerosi articoli a riguardo, e scritto un libro dal titolo “Tracce dal Sud- Scorrendo nel cuore dell’America Latina”. In questo caso abbiamo scritto un racconto ispirato dalla cultura sciamanica, ancora inedito e che ci faceva piacere condividere con i nostri lettori. Speriamo vi piaccia. Buona lettura.

LA SOLITUDINE DELLO SCIAMANO

Erano ormai tre settimane che la gente del villaggio moriva senza un perché. Più di una persona uscita per andare al pozzo a metà strada era caduta a terra senza vita. Il giorno si formavano mucchi di cadaveri che la sera venivano bruciati. Allora colonne di fumo segnalavano al resto della nazione che il villaggio aveva perso altri abitanti. Presto il contagio si sarebbe diffuso in tutta la regione, tra i villaggi sul fiume. E poi sarebbe arrivato a toccare la capitale e i suoi milioni di cittadini. Perché non accadesse mai, dalla sua capanna sulla collina lo sciamano esortava gli abitanti del villaggio a isolarsi, a non vedere gente, a non mangiare e danzare tutti assieme come nei giorni di festa. Quello era il tempo per gemere, ripeteva col bastone dei suoi antenati in mano. Dopo i primi giorni di osservanza però, uomini e donne avevano smesso di rispettare le regole dello sciamano. Il male allora, non trovando ostacoli, dilagava, passando da padre a figlio, da moglie a marito. E la morte manifestava il suo potere. 

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Dalla collina lo sciamano vedeva le persone accasciarsi a terra e morire. Che i cadaveri fossero bruciati era stato lui a ordinarlo, ed era lui che la sera, con la fiaccola sacra, dava fuoco alle pire in mezzo alla piazza. Ogni volta ripeteva al suo popolo di rispettare le regole, di stare il più possibile nelle proprie capanne, di non uscire se non strettamente necessario; soprattutto di non formare gruppi e assembramenti. Ma le persone non gli credevano più. In sua presenza promettevano che avrebbero fatto quello che diceva lui, ma quando se ne andava, si incontravano in gran segreto, tutti nella stesa capanna a bere dallo stessa coppa il succo della fratellanza

Lo sciamano sapeva quello che accadeva alle sue spalle e ne vedeva le conseguenze ogni volta che c’era un morto. Alcuni giorni a morire era solo un vecchio, altri un famiglia intera. Se si fosse continuato così, presto degli abitanti del villaggio non ne sarebbe rimasto nemmeno uno. E forse era già tardi. Il capo-villaggio all’inizio affiancava lo sciamano nelle sue esortazioni, ma su pressione del popolo che non ne poteva più di stare rinchiuso e fermo, senza danze né cacce rituali, piano piano cessò di dargli ascolto. Lo sciamano era solo contro il male. 

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Secondo i suoi calcoli, il villaggio era condannato; il contagio era avanzato a tal punto che non c’era più rimedio. Salvare il suo popolo era ormai impossibile. Chiese aiuto allo Spirito Santo del Leopardo, ma questi gli confermò che era finita. Il consiglio che gli altri Spiriti gli diedero era terribile, ma lui, in quanto protettore della salute del mondo, avrebbe dovuto seguirlo. Nella solitudine della sua capanna, lo sciamano studiò il modo migliore per applicarlo. Non voleva che la sua gente, anche se si trovava in quella situazione per non averlo ascoltato, soffrisse ancora di più. Furono ore terribile quelle; capì, fino in fondo, cosa significa essere solo. Ma i suoi antenati, e gli Spiriti, lo affiancavano sempre, e dopo un momento di disperazione, si fece forza e uscì dalla capanna per scendere al villaggio.

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Era notte, nel cielo non c’erano stelle che illuminassero il sentiero. Al centro della piazza cumuli di cenere: la pira della sera. Il popolo dormiva e fuori dalle capanne c’erano i resti di una festa: avevano danzato ancora una volta la danza macabra. Lo sciamano si faceva luce con la fiaccola sacra. Il fuoco però non gli serviva solo per guidare i suoi passi. Ricoprì la circonferenza del villaggio con delle foglie che teneva in una cesta sulle spalle. Poi partì da un punto preciso per disegnare il diametro del cerchio sempre con le foglie. Fece la stessa cosa partendo da altri punti così che c’erano foglie sparse ovunque. Poi avvicinò la fiaccola e il fuoco alle foglie che coprivano la circonferenza del villaggio. Perché l’incendio si propagasse il più velocemente possibile, lo sciamano aveva bagnato ogni singola foglia con un liquido infiammabile. In breve le fiamme correvano per tutto il villaggio e sulle capanne della gente che iniziava a uscire fuori. Urla straziarono il silenzio della notte. Adesso a bruciare non erano più i morti ammucchiati sulle pire, ma i vivi che fuggivano senza speranza. 

“Cerchiamo di stare in silenzio, se vogliamo ascoltare i sussurri degli dei.”

Mentre s’alzava al cielo l’odore della carne bruciata, lo sciamano parlò. Disse che lui non avrebbe voluto tutto questo, che aveva cercato di contenere il male, ma adesso era tardi, e il male si poteva vincere solo distruggendo il villaggio e la vita. La morte si poteva sconfiggere solo morendo. Dopo si gettò nelle fiamme e bruciò insieme al suo popolo che moriva per salvare il resto della nazione. 

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