Giappone

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL GIAPPONE

DISORIENTATI E FELICI

Il Giappone si insinua nella mente del viaggiatore come un pensiero latente di cui non si riesce a rintracciarne l’origine, come una figura sfumata dalla nebbia, come un amore giovanile, dolce e leggero, che nasconde ormai il suo volto alla memoria del tempo.
Sembra che questo Paese, così tradizionale e rigoroso, sappia lasciare, più di qualunque altro, un marchio indelebile negli occhi e soprattutto nel cuore di chiunque lo visiti. È il fascino intangibile del Giappone, un fascino etereo, immateriale che vive di leggerezza, di estetica e di eleganza. Una leggerezza che traspare sia dalla sua cultura che dalle sue tante religioni, intessendo una trama ardita con lucenti fili di seta.
Eppure, il primo approccio disorienta, offusca, stordisce, confonde. Crea una distanza abissale, un vuoto incolmabile, una voragine con il resto del Mondo. Accade a chiunque giunge in Giappone e si ritrova a vagare tra le sue metropoli, i suoi mille templi, i suoi sontuosi giardini.
Come una sorta di straniamento, il viaggiatore cammina guardandosi intorno, avulso da tutto ciò che lo circonda, come un fantasma che vaga in una festa di vivi. Tutto ciò accade perchè noi occidentali siamo diversi, e lì per lì non capiamo, o meglio non sappiamo come rapportarci a questa strana cultura che sembra girare esattamente al contrario. Non preoccupiamoci, però, non facciamo troppe domande e proviamo a fluire.

“Disorientati e felici cominceremo a vagare in questo mondo di specchi, e prima o poi incontreremo, riflesso tra le migliaia di vetri, il nostro Io giapponese, colui che ci permetterà finalmente di capire ogni cosa e di fluttuare più leggiadri che mai tra questi infiniti orizzonti.”

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GIAPPONE, STORIA DI UN ALTRO PIANETA

Il Giappone gira esattamente al contrario rispetto al nostro sistema di valori e concetti, orbita attorno ad un altro sole, illuminato da un’altra luce. Per capire il Giappone tocca spingersi oltre, viaggiare al di dentro di questo Universo contorto. Prima di tutto tocca scardinare il nostro punto di vista di occidentali, lo stesso che ci rende quasi impossibile intendere quello strano sincretismo religioso che permea la mente dei giapponesi.
Già, in cosa credono i giapponesi, a quale religione appartengono? Sono shintoisti? O buddhisti? Seguono Confucio o sono attratti dal Cristianesimo? Facile, compartecipano di tutto. Loro semplicemente fluiscono e aderiscono un po’ a questa, un po’ a quella religione, perchè secondo la mente che abitano, una cosa non esclude l’altra, ed ogni cosa è una particella del Cosmo, che si verifica nell’ottica virtuosa di una ciclicità. In linea con la nozione orientale più profonda, tutto scorre ed evolve nel grande flusso circolare che ingloba Mito, Storia, Religione, Politica e Società.
Tutto ciò, per noi occidentali monoteisti è molto complesso da capire, soprattutto se arriviamo in Giappone e cominciamo a viaggiarlo con la testa europea di accademici conservatori. Non ci capacitiamo come, una persona possa seguire la dottrina buddhista e presentarsi in un tempio shintoista a pregare un’altra divinità. Non lo capiamo perchè siamo nati in una società vincolata da categorie e definizioni, siamo abituati prima di tutto a definire, a identificare, e poi a stabilire un contatto. È come se tutto ciò che non possiamo definire, non esistesse, lasciandoci una strana, amara sensazione sotto la lingua. In Giappone invece, vige il sincretismo, e ciò che non avviene in un un millennio, può avvenire in un secondo.

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L’IMPORTANZA DELL’ESTETICA E DELLA POESIA

In Giappone, ogni cosa è regolata da un intrinseco principio che segue l’istinto della delicatezza, dell’estetica e dell’eleganza, e anche se tutto ciò non traspare dalle grandi città metropolitane, poi in realtà si materializza nell’angolo più nascosto, nell’anfratto più remoto, inaspettatatamente, quasi inconsciamente.
Ci accorgiamo perciò che la filosofia della vita, in Giappone, è regolata da codici silenziosi ed arcani che fanno vibrare all’infinito le corde della poesia, della musica e della teatralità. Accade ciò tra i disegni perfetti dei giardini giapponesi, oppure tra le geometrie sacre dei giardini zen, o ancora, tra le gestualità danzanti di una geisha, che come una musa ispiratrice crea codici e algoritmi di una realtà eterea e intangibile.

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Tutto in Giappone segue il principio della leggerezza, persino le metropoli seguono questa logica invisibile e impercettibile. Tutto si ripete nel tempo e nello spazio, senza soluzione di continuità, come un mantra lanciato nell’aria che fa vibrare le corde più profonde di una delle infinite divinità. Nella mente dei giapponesi prevale, infatti, il senso di una vita da vivere, più che da interpretare. Capita, così, che spingendosi sempre più dentro il cratere di questa voragine artistica, ci si imbatta in una società ricca di virtù e di codici comportamentali. Ogni cosa, in Giappone ha un senso, un senso che, però, a noi occidentali sfugge, almeno fino a quando non saremo disposti a scardinare le nostre strutture mentali.

Per esempio, avete mai sentito parlare del kintsugi, ovvero della tecnica di riparare gli oggetti di ceramica con della pasta d’oro? O dell’Ikebana, l’arte di disporre fiori ed elementi vegetali secondo particolari criteri estetici e simbolici? O degli U-kyoe, i cosiddetti paesaggi fluttuanti, che ripropongono in stampa gli eterei mondi naturali giapponesi? Avete mai sentito parlare del Teatro Kabuki, esempio inarrivabile di lirismo popolare?

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Ebbene, ognuna di queste discipline, di queste teorie, mira a riproporre, attraverso linguaggi propri, un’unico concetto: la poesia della vita, la leggerezza del dramma esistenziale, il mistero della fugacità del tempo, quello stesso mistero che ogni anno a primavera, puntuale si ripete durante l’hanami, quando i giapponesi si ritrovano a contemplare, in un acuto corale, la metamorfosi artistica dei ciliegi in fiore.
Già, il mistero, tutto ruota attorno al mistero, a ciò che non si può spiegare con la ragione, ma che si può intendere solo vivendo. E allora, miei cari viaggiatori, rinunciamo a capire, semplicemente lasciamoci trasportare dalla corrente di questo mare immenso e ispiratore che si chiama Giappone.

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Rocco D'Alessandro

Archeologo, laureato in Lettere Classiche, accompagnatore turistico professionista e traduttore, ama scrivere e fare sport di ogni genere. Animato da una passione spropositata per la Letteratura Latinamericana.

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