Catalogna

BAR MARSELLA: BERE ASSENZIO NEL BAR PIU’ ANTICO DI BARCELLONA

Conoscere una città richiede tempo e soprattutto curiosità, Barcellona non fa eccezione e ripaga la nostra abnegazione con generosità.
Nel cuore del Raval, infatti, conosciamo un bar che sembrerebbe essere il più antico di Barcellona, il Bar Marsella, entrarvi significa fare un salto indietro al 1800! Interessante, senza dubbio.
Un luogo fantastico, dove si può bere assenzio (uno dei pochi posti, poiché la bevanda è vietata un po’ dovunque) e si può sognare ad occhi aperti. Attenzione, però, ai poteri seduttivi e allucinogeni della fatina verde, che vive nell’assenzio, se esagerate potrebbe rubarvi il senno. 😉

“Il bevitore di assenzio”- Victor Oliva

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LA STORIA DEL BAR MARSELLA

Il Bar Marsella si trova in Carrer de Sant Pau 65, nel cuore del Raval, e ha fama di essere il bar più antico di Barcellona. La sua apertura, infatti, rimonta al 1820, quando in città si respirava un’aria bohemiene e alternativa, simile a quella di Parigi, che ne faceva così una tappa obbligatoria per tutti gli artisti del tempo.

Nel 1800, e per tutto il secolo successivo, il Bar Marsella era un vero e proprio covo di artisti, gente geniale che veniva qui a trovare ispirazione bevendo assenzio, affidandosi completamente ai poter subliminali e seduttivi della Fata Verde, quell’esserino seducente e femminile, ritenuto la vera essenza della bevanda.

“Picasso, Mirò, Gaudì, Salvador Dalì, Hemingway, i più grandi artisti del tempo sono passati qui, tutti si rifugiavano qui, nel silenzio magico di un bicchiere di assenzio, a creare mondi e pensieri immortali.”

Oggi, il Bar Marsella non sembra essere cambiato poi così tanto, la tappezzeria, il mobilio, le luci soffuse, tutto è rimasto fermo a 200 anni fa. Chi entra qui lo fa essenzialmente per bere assenzio e per vivere un’illusione.
Al varcare soglia, la sensazione è quella di entrare in una bolla temporale, di fare un salto in un’epoca ormai lontana, molto lontana dal nostro presente.

Le volte fatiscenti, le vetrine piene di vecchie bottiglie vuote coperte da un indelebile strato di polvere e incrostrate di cera secolare, tutto sembra di far parte di una vecchissima pellicola del cinema muto.
A noi è sembrato un sogno, un privilegio, un’occasione unica di viaggiare nel tempo e di abbracciare le anime dei nostri artisti preferiti.

Una serata qualunque al Bar Marsella.

IL FASCINO DELL’ASSENSIO

La vera star del Bar Marsella, però, è l’assenzio. Chi entra qui, non può non ordinarne un bicchiere, non fosse altro per le suggestioni che “sprigiona” questa bevanda. Ma che cos’è l’assenzio? E perchè è velato di questo alone di mistero e trasgressione?
Ebbene, l’assenzio è un distillato ad alta gradazione alcolica all’aroma di anice, composto essenzialmente dai fiori e foglie dell’assenzio maggiore, l’Artemisia absinthium, da cui il nome. La sua assunzione assume i toni di un rituale, e il suo colore verde gli valse il soprannome di “Fee Verde” (Fata Verte.)

Inventato alla fine del 1700 da un medico francese, e proposto inizialmente come toccasana, l’assensio divenne particolarmente noto come liquore nel corso del XIX secolo, grazie alla fama che ebbe tra gli artisti e gli scrittori parigini. Simbolo di uno stile di vita bohémien, la bevanda si diffuse presto in tutta Europa, prima di vedere declinare la sua fama già agli inizi del ‘900, a causa di alcuni fattori: primo tra questi, il boicottaggio dei grandi produttori di vino e cognac francesi, che iniziarono una vera e propria guerra contro l’assenzio, divenuto sin troppo popolare, e poi alcuni studi scientifici (evidentemente di parte) che individuarono la pericolosità del tujone (una particella tossica) contenuto nella bevanda, il quale in dosi elevate, può provocare crisi epilettiche, delirius tremens e morte.
Chi beveva assensio era ritenuto mentalmente offuscato e quindi messo al bando dalla Società. Ad inclinare ulteriormente, poi, la fama dell’assenzio fu la notizia (storicamente non verificata) che venisse diluito con il laudano, una soluzione di alcool e oppio.

Gli effetti dell’Assensio in un ritratto dell’800.
Rocco D'Alessandro

Archeologo, accompagnatore turistico e traduttore, ama leggere e fare sport di ogni genere.

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