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VIAGGIATORI MODERNI O COLLEZIONISTI DI TIMBRI?

LA SOCIETÀ DELL’APPARIRE

La società dell’apparire, l’estetica della quantità, la corsa al “chi viaggia di più” per poi poter affermare di essere andati più in là, oltre l’inverosimile, ai confini remoti di desolate regioni australi, senza aver letto una sola pagina di un Emilio Salgari o di uno Jules Verne. Melville chi?

Nell’era dello Slow Travel, del turismo lento e consapevole, in realtà prevale l’apparenza, l’arroganza di chi è grado di sventolare non le bandiere di sconosciuti paesi, bensì solo le pagine del proprio passaporto.

È la società dell’apparire, che idolatra i Travel Influncer, i professional explorer, i solo traveler che vantano vite sui generis e raccontano fotogrammi di memorabili avventure sul proprio profilo instagram, venendo cataputalti da un giorno all’altro dalla Cina agli States, dal Giappone al Sud Africa, senza sapere nemmeno il perchè.

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QUANTI PAESI HAI VISITATO SINORA?

Un tempo, poco tempo fa, il mondo era un luogo meno collegato. Un bene? Un male? non saprei, quel che so è che, però, nessuno ti chiedeva “Quanti Paesi hai visitato?” Oggi è un mondo aggressivo, pieno di eroi, e quegli eroi sono gli influencer, modelli rubati alle passerelle, che paradossalmente non hanno mai fatto un vero viaggio. Non sono mai saliti su una bussetta piena zeppa di povera gente, o su un autobus notturno che per fare 300 km impiega 15 ore. Non si sono mai trovati a non potersi lavare.
Oggi vale solo il quanto, non conta più il come e il dove. Puntiamo a collezionare timbri sui nostri passaporti, pianifichiamo rotte in cui ficcare a compressione più Paesi possibili. Perchè in sin dei conti, se torno a casa con un timbro invece di tre, il mio viaggiò avrà tutt’altro valore, nel senso che non varrà un bel niente.
Già, parliamo di valore, e non di senso. Chi si domanda più “il senso” del proprio viaggio? Che senso avrebbe, tanto stanno tutti aspettando che rientri in patria per certificare, giudici impassibili, il numero dei nuovi timbri apposti sul passaporto.

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Ed in questo senso, un viaggio in Europa, o in Italia, non ha ormai più nessun valore. In quanto indimostrabile!
Le frontiere, sono loro e solo loro i veri dittatori, gli aeroporti con gli uffici immigrazione, se non passi per di lì, non sei nessuno, poco importa che ti sei messo in cammino per ritrovare te stesso o per seguire un percorso interiore.

Non sei nessuno se non mostri al mondo il tuo passaporto pieno di timbri.

Immagina il tuo disagio, quando alla domanda “Quanti Paesi hai visitato sinora” farai scena muta? E non importa che quel silenzio sia figlio di una delusione, dello sconforto di sentire pronunciare una domanda simile. Passerai per un pivello, semplicemente perchè non sarai in grado di dimostrare quanta vita giace tra le pagine perfette del tuo passaporto.

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Oggi si pensa solo ad andare il più lontano possibile, in meno tempo possibile, perchè le ferie stanno per finire e il capo chiama, severo, dall’ufficio. Viviamo vite parallele, senza aver il coraggio di scegliere. Viaggiare per istinto, non per passione, nè per moda.

Già, la moda, l’ingrediente peggiore che potrebbe muovere i vostri passi. Farlo, solo perchè lo fanno gli altri.
Il risultato? Tutti sempre negli stessi posti, perchè sennò non sei cool.

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VIAGGIARE IN NOME DELLA…MODA

E allora vi chiedo? Che differenza c’è oggi tra il viaggiare in Islanda e qualche remota regione della Spagna? C’è un abisso, perchè io voglio, o meglio, devo andare dove vanno tutti. E allora su, trasformiamo l’Islanda in un supermercato, facciamo del Marocco un parco giochi. Bisogna seguire la scia, in massa come ci viene richiesto. 

La conseguenza? Semplice, alcuni posti si affollano, perdono prima la magia, poi l’anima e infine muoiono, sfruttati dall’industria dell’apparire, dalla Società dei Passaporti, che come una novella Santa Inquisizione è pronta a certificare, o addirittura condannare il vostro viaggio.

In pochi secondi o sei in, o sei out, dipende da dove sei stato, e non importa quanto sudore hai versato, quali tradizioni hai scoperto, conta solo una cosa: seguire la scia, l’industria del viaggio. Ci sono realtà che oggi spopolano per fabbricare viaggi, in successione, senza anima, senza contenuti, il popolo dei viaggiatori che segue, come pecoroni, il culto dei viaggi seriali. Viaggiare tanto e dove dicono gli altri! E allora, io vi chiedo, viaggiatori moderni o collezionisti di timbri? Rispondetemi voi perchè io ho timore.

Forse mi potrete dire: se non fosse per noi, nemmeno tu potresti continuare a viaggiare così tanto. Voi dite? Non ne sarei troppo certo, chi viaggia per istinto viaggia senza soldi, e spesso non segue un percorso lineare, segue una voce, un’illusione, un sogno, senza stare a questionarsi se la Thailandia sarà più di moda dell’Albania.

Nell’era dei viaggiatori moderni, in cui siamo tutti un po’ viaggiatori atipici, di veri esploratori, disposti a soffrire la fame, il caldo e le intemperie, in nome di un preciso ideale, ne sono rimasti pochi. Ci penso spesso, soprattutto quando vedo quali personaggi stiamo idolatrando.Già, quali? Personaggi che sanno apparire e sanno toccare le corde, più sottili, di gente intrappolata nella propria routine, nel solito format da chat, reality o serie televisiva.

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Attenzione, però, non si condanna qui il diritto di tutti a viaggiare, quella è una grande conquista del nostro odiato terzo millennio. Si parla qui di mode, di gente che va in viaggio solo perchè deve, e non perchè sente.

Il silenzio del viaggio, quello iniziatico di un percorso senza fine, quello è un richiamo troppo complesso per la nostra società che schizza a mille allora. E allora chi se ne frega di dove siamo diretti. L’importante è che sia una meta, figa, che vada di moda, e che soprattutto sia intercontinentale. A fanculo l’Italia, conta solo una cosa, il nuovo timbro sul mio passaporto!

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Rocco D'Alessandro

Archeologo, accompagnatore turistico e traduttore, ama leggere e fare sport di ogni genere.

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