simone thailandia
Asia

IL VIAGGIO INTORNO AL MONDO DI UN VIAGGIATORE D’ALTRI TEMPI

simone moto

Vent’anni dietro una scrivania sono troppi per pensare di passarcene altri venti…
Ho preferito ascoltarmi e dedicarmi a ciò che più mi rende felice,
un viaggio intorno al mondo
“senza ritorno e senza destinazione”

Questa è la storia di Simone Piccini, 38 anni, di Arezzo. Cuore d’oro e grande coraggio, il coraggio di chi ha deciso di lasciare una vita tranquilla da impiegato per mettersi in cammino e andare alla scoperta del mondo, nel vero senso della parola. Noi non abbiamo ancora avuto il piacere di incontrarlo di persona, ma ci sembra di conoscerlo da molto tempo. La sua capacità di raccontare il viaggio attraverso foto e scritti abbatte le distanze geografiche e lo avvicina a chiunque ami il viaggio e la strada. E allora andiamo a conoscere la sua storia, addentriamoci nel suo mondo.
ma prima facciamo un tuffo nel suo blog, “WANDERHANG, Viaggio dentro al Mondo”.

simo whanderhang

Caro Simone, è un piacere per noi ospitare nel nostro blog un viaggiatore come te. Noi ti abbiamo incontrato per caso, gironzolando in Rete, e ci siamo subito appassionati al tuo viaggio e alle tue foto, così coinvolgenti, e piene di vita. Ma dicci, dove ti trovi adesso? Da quanto tempo vaghi per il mondo? E dove sei diretto?

Ciao Rocco, è un grande piacere per me rispondere alle tue domande. Al momento mi trovo a Phuket, tra poco incontrerò un ragazzo italiano che vive qui. Mi ha contattato tramite il mio blog, dicendomi che sarebbe stato felice di ospitarmi per qualche giorno; così penso proprio che passerò qui ancora 3 o 4 giorni e poi credo mi dirigerò verso Krabi per farmi ancora un pò di mare.
Ad oggi sono 330 giorni che sono partito per il mio giro del mondo e resterò in Thailandia almeno fino a metà aprile, per poi proseguire verso la Malesia.

simone elefante

Caro Simone, la tua è una parabola particolare, che colpisce l’attenzione di chiunque. Perché se non sbaglio, fino a prima di partire, la tua vita era decisamente meno emozionante di adesso. Poi cos’è successo? Dove hai trovato la spinta per lasciare tutto e andare per il mondo?

Ah ah ah esatto, la mia vita prima di partire non è che fosse così avventurosa.
Classico lavoro da impiegato 8 ore al giorno, i miei weekend li passavo dietro al bancone di un bar… poi nel tempo libero palestra, famiglia, amici. Una piacevole routine che però mi stava consumando lentamente, inesorabilmente.

Avevo perso il sorriso e la voglia di svegliarmi la mattina…. Poi è successo che di ritorno da un viaggio in perù non sono più riuscito a sopportare quello che fino a 1 mese prima era una vita normale. Avevo bisogno di chiudere con tutto e riprendermi il mio tempo. E dopo un paio di mesi passati nella confusione più totale, una mattina mi è apparso tutto chiaro.
Così, ho dato le dimissioni, mi sono organizzato con quel poco che avevo, e sono partito per questa straordinaria avventura.

simone on the train

Come ci tieni a precisare sul blog ( http://wanderhang.it/) e sulla pagina Facebook, il tuo è un “Viaggio dentro al Mondo”. Ci pare quindi di capire si tratti di un incedere lento e verticale, di chi non può fare a meno di assecondare il proprio istinto di viaggiatore curioso ed indagatore. Ci spieghi tu quali sono le priorità del tuo viaggio? Cosa stai cercando? In quale direzione metaforica stai andando?

Allora, io mi definisco un viaggiatore un po atipico, nel senso che più che da quello che andrò a vedere, sono interessato alle persone che andrò a conoscere.
La priorità del mio viaggio è proprio questa, il desiderio di vivere vite diverse a seconda del posto dove mi trovo, con l’aiuto di chi il destino vorrà farmi incontrare. Mescolarmi fra la gente, sentirmi parte integrante del posto e delle persone. Non vado alla ricerca del monumento famoso, vado alla ricerca di esperienze. Che per esempio mi possono portare in Cambogia a passare 20 giorni in un orfanotrofio a Battambang, oppure visitare i templi di Angkor wat o le splendide spiagge di Sianoukville.
Non ho una destinazione. Ho una sfida con me stesso, rientrare in italia chiudendo il cerchio, senza prendere neanche un volo.
Poi, quale sarà la via che percorrerò, io non lo so, ma la cosa non mi preoccupa =)

simone 02


Oltre ai paesaggi mozzafiato che riesci a catturare con la tua macchina fotografica, è proprio la tua capacità di interagire con le persone che colpisce. Gente di culture così lontane e lingue così diverse, con cui riesci a stabilire contatti diretti ed intimi. E allora ti chiediamo, quanto è importante per un viaggiatore l’empatia? E’questa una capacità innata o che si può affinare nel tempo?

Non parlerei proprio di empatia, anche perché credo che non ci sia bisogno di comprendere così a pieno lo stato d’animo altrui. Io penso che la cosa fondamentale per sentirsi a proprio agio con le persone sia dare la propria disponibilità all’ascolto. Poi tutto il resto viene da se, perché quando chi hai davanti si rende conto della tua disponibilità e della tua discrezione, si apre automaticamente senza alcun timore, e a quel punto possono nascere vere e belle amicizie.

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A proposito del tuo viaggio intorno al mondo, ci ha molto incuriosito la tua intenzione di raggiungere il Sud America con una nave cargo dall’Australia. Ops, forse sveliamo qualche retroscena, ma credo sia interessante per i nostri lettori conoscere i dettagli di questo tuo programma. Anche perché hai dichiarato di voler viaggiare senza aerei, il che rende il tutto molto più impegnativo. Ed allora ti chiediamo, per quale motivo scegliere la via più lunga e tortuosa?

Te l’ho detto, è un viaggio che è prima di tutto una sfida con me stesso.
Prendere un volo ti proietta letteralmente da un posto ad un altro e io questo non lo voglio.
Io voglio vivere, metro dopo metro, la strada che mi si apriva davanti.
E poi ho tempo. Non ho fretta. Voglio godermi ogni istante, anche se questo comporterà di dover passare 8 giorni sul cargo che da Singapore mi porterà a Frementle, in Australia… e poi successivamente altri 32 giorni, da Sidney a Cartagena de Indias, in Colombia.
Diventerò un perfetto lupo di mare =))

simone whanderhang

Restando sempre in tema, ed appoggiando a pieno la tua voglia di assaporare il viaggio in tutti i suoi aspetti, ti chiediamo se tra le tante frontiere che hai attraversato hai incontrato qualche difficoltà in particolare? Le frontiere, si sa, mettono sempre un po’ di apprensione, ma poi la soddisfazione di entrare in un nuovo paese via terra è grande. Vero?

Hai detto benissimo, c’è una soddisfazione particolare quando passi da un paese all’altro e lo fai nel modo più naturale possibile, e cioè camminando =)
Per il momento una delle frontiere che mi ha messo più in difficoltà, ma allo stesso tempo una di quelle che ricordo con più affetto, è stata quella tra Russia e Mongolia.
Avevo deciso di non prendere il treno che mi avrebbe portato da Irkutsk a Ulaan Bataar, perché mi avevano chiesto una somma troppo alta, quindi decisi di percorrere l’unica strada alternativa, ovvero raggiungere la frontiera a bordo di un mini van da Ulan ude.
Il mini van si è fermato proprio di fronte alla frontiera, lasciandomi lì come un cane abbandonato, ma la frontiera non si può percorrere senza un mezzo di trasporto. Così, insieme ad altri 7 o 8 ragazzi, che avevano avuto la stessa idea, ci siamo fatti caricare in macchina dalle numerose casalinghe che dalla mongolia vanno in russia a fare la spesa (vista la maggior scelta di prodotti).  Non sapevamo, però, che avremmo passato un pomerigio intero fermi in frontiera per via dell’ispezione meticolosa che gli agenti riservano a chi trasporta “viaggiatori”. Praticamente hanno quasi smontato la macchina.
Dopo ore e ore ci siamo ritrovati tutti dall’altra parte e con un altro minivan siamo arrivati ad Ulan Bataar, risparmiando un bel po di soldi, e con la fortuna di conoscere un ragazzo francese, con il quale poi abbiamo viaggiato insieme per un mese in tutta la Mongolia.
Alla fine, le nostre strade si sono divise a Pechino, ma al momento dei saluti è stato come dire addio a un fratello. Una delle persone che ricordo con più affetto che mi sono state regalate da questo viaggio dentro al mondo.

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Ed infine, una domanda secca, che riguarda anche un po’ noi e la nostra passione per l’America Latina: che cosa ti aspetti di trovare in Sud America? Nutri qualche apprensione a riguardo?
Te lo chiediamo perché di solito l’Asia è percepita come molto più tranquilla rispetto all’America Latina. Noi smentiamo, giacchè abbiamo attraversato quest’ultima quasi per intero e via terra, ma ci teniamo a conoscere il tuo stato d’animo e le tue aspettative per la tua imminente avventura.

Ti dico la verità… non ho alcun tipo di apprensione. Sono già stato in america latina, in viaggi precedenti avevo già visitato il Brasile, il Peru, la Bolivia. È un mondo che mi affascina, e dopo quasi 9 mesi di asia non vedo l’ora di tuffarmi in quello splendido continente.
Mi aspetto tante altre meraviglie, sia naturali che umane. Mi aspetto di conoscere tante altre persone stupende, di sentirmi così grato per tutto quello che sto vivendo, di sentirmi anche molto male ogni volta che dovrò salutare qualcuno. Ma tutto questo fa parte del viaggio e non ne potrei essere più felice.

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Caro Simone, siamo giunti al termine di quest’intervista, ma ovviamente continueremo a seguire con passione la tua avventura, certi che saprai raccontarci la tua strada con la stessa spontaneità che ti ha caratterizzato sinora. Ti auguriamo tutto il meglio e grazie per averci aperto le porte del tuo mondo. Sarebbe bello incontrarti per caso in una delle nostre peregrinazioni.

Sarebbe davvero bello, me lo auguro davvero. Grazie mille per la possibilità che mi hai dato di raccontare un po la mia storia e continuerò a leggervi con interesse perché so che qui potrò sempre trovare ottimi consigli di viaggio =)

Ciao Rocco!!!

adios amigos

POTETE CONTINUARE A SEGUIRE LE AVVENTURE DI SIMONE SUL SUO BLOG > http://wanderhang.it/

 

Rocco D'Alessandro

Archeologo, accompagnatore turistico e traduttore, ama leggere e fare sport di ogni genere.

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