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Messico

Ma Tijuana è davvero così pericolosa?

Alla scoperta di una delle Città più temute dell’America Latina

Tijuana, città di frontiera, corridoio della speranza o della disperazione, a seconda dei punti di vista, terra desolata e marginale, schiacciata tra il gigante intransigente degli Usa e quello orgoglioso del Messico; punto di passaggio obbligato per chiunque voglia andare a “el otro lado”; fonte di preoccupazione per tutti i viaggiatori diretti negli Stati Uniti che di qui sono costretti a passare.
Si sà, Tijuana non gode certo di un’ottima fama, e tanta letteratura è stata prodotta negli ultimi due decenni sulla sua fantomatica insicurezza. Ma Tijuana è davvero così pericolosa? Chi passa di qui deve veramente temere per l’incolumità della propria vita?
Proviamo a fare chiarezza e addentriamoci tra le strade e i luoghi di una delle città più temute di tutto il continente americano.

TijuanaPhoto by Giulia Magg – All rights reserved

Tijuana, Città di Frontiera

Tijuana si trova sulla costa pacifica del Messico e con i suoi 1.600.000 abitanti è una delle città più grandi del Paese. Situata a poco meno di mezz’ora in macchina da San Diego (USA), Tijuana è un vitale centro commerciale ed un’ agitata metropoli, che fa della sua posizione geografica, la principale risorsa.
Trovandosi, infatti, al confine con gli Stati Uniti, ha sviluppato nel corso del tempo una particolare energia, divenendo un importante punto di riferimento per l’arte di frontiera. Artisti di tutto il mondo giungono qui per fare studi e per mettere in pratica teorie legate al concetto di confine mentale oltre che fisico.
A Tijuana si parla un mix di spagnolo e inglese, e tutti ambiscono a fare affari con gli Stati Uniti. Per contro, sono gli stessi “yankees” a vedere Tijuana come centro di svago e divertimento. Il Centro della città, Avenida Revolucion, è una lunga via sui cui lati si concentrano i principali locali notturni. Diciamo che da sempre Tijuana ha rappresentato per gli statunitensi un’alternativa liberale alle forti restrizioni imposte dagli U.S.A ai suoi cittadini.
Ecco che Tijuana è diventato un centro di libero scambio di qualsiasi merce, finendo per diventare luogo di contrabbando di armi, alcol, donne e soprattutto droghe.

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La malavita e il narcotraffico

Dalla fine degli anni 90 e per gran parte della prima decade del 2000, Tijuana è divenuta la sede di un grande Cartello, arrivando a gestire enormi traffici di droga. Proprio la lotta tra clan concorrenti per il controllo e la gestione degli introiti derivanti dal narcotraffico, ha favorito una situazione sociale interna molto delicata, per non dire allarmante, pregiudicando definitivamente la fama di Tijuana.
Durante tutto quest’arco di tempo, omicidi, sparatorie e aggressioni hanno fatto parte della quotidianità, mettendo a dura prova i nervi della popolazione locale. Soltanto un massivo intervento delle forze speciali ha ridimensionato le proporzioni della criminalità organizzata, che oggi sembra essere sottocontrollo. Quel clima di tensione che ha aleggiato per le strade di Tijuana per circa un decennio, oggi sembra essere impercettibile, e la città è potuta tornare alla vita di sempre.

Il Muro della Vergogna

Tuttavia, a causa della posizione geografica, Tijuana non godrà mai di serenità totale. Come in tutti i posti di frontiera, qui transitano giornalmente migliaia di persone, e stando ai dati, il confine Tijuana-San Diego sembra essere il più transitato del mondo. A complicare la situazione, la contiguità di due Stati, che sono rappresentanti di due mondi contrapposti: il Messico povero e tradizionale e gli Stati Uniti ricchi e all’avanguardia. E’ chiaro che con queste premesse, il modello americano non può che essere prese a riferimento, diventando inevitabilmente “il sogno” di migliaia di reietti.
Per controllare l‘afflusso massivo di immigrati negli Stati Uniti, nel 1994 è stato costruito nell’ambito di una politica anti-immigratoria voluta dagli USA, un muro di 3000 km, alto 3 metri, che costeggia tutto il confine Messico-Stati Uniti fino al Texas. I messicani l’hanno ribattezzato “il muro della vergogna” e Tijuana tutta è dominata da questa angosciante presenza.

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Tijuana, divertimento, arte e buona cucina

Nonostante queste oscure premesse, il merito di Tijuana è stato quello di mettersi in gioco e di rinnovarsi, facendo della sua marginalità un punto di forza. La sua posizione di confine è stata, e continua ad essere, un’attrazione irresistibile per artisti e studiosi, ed anche la gastronomia locale ha saputo sperimentare ed innovare, proponendo quello che oggi è un brand riconosciuto a livello internazionale: lo stile baja-med combina, infatti, gli ingredienti tipici della cucina messicana con quelli della cucina mediterranea. Università e scuole di chef sono proliferate, facendo di Tijuana un centro di riferimento per la ricerca e la sperimentazione in campo culinario.

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Polo d’eccellenza in campo delle arti e della fotografia è invece il Cejut, una struttura sferoidale, oggi simbolo cittadino, che ospita manifestazioni, congressi, eventi e mostre di alto livello, favorendo la proliferazione di scambi culturali e residenze artistiche, e portando a Tijuana artisti da tutto il mondo.

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Anche la nostra Giulia Magg ha vissuto a Tijuana per 3 mesi (Luglio-Settembre 2013), nell’ambito del Programma Artistico Se-Renta, che ha portato la fotografa ad indagare e interpretare, con un proprio punto di vista, i luoghi abbandonati della città.

Tijuana 02Photo by Giulia Magg- All rights reserved

Conclusioni

Rispondendo alla domanda che ci eravamo posti ad inizio capitolo, possiamo con certezza affermare che Tijuana è oggi un centro attivo e vitale, pericoloso come qualsiasi grande città; certamente non spicca per bellezza o rigore architettonico, ma la sua essenza di frontiera ha fatto sì che qui confluissero personaggi e risorse non comuni, e oggi passare di qui è sicuramente un’esperienza formativa, oltre che unica, perchè in poche altre parti del mondo vi troverete nel mezzo di due culture tanto diverse, quanto affascinanti: quella messicana e quella statunitense.
Perciò come recita il testo di una famosa canzone: “Bienvenidos a Tijuana…

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Rocco D'Alessandro

Archeologo, accompagnatore turistico e traduttore, ama leggere e fare sport di ogni genere.

2 thoughts on “Ma Tijuana è davvero così pericolosa?

  1. Lucio Carugno Reply

    “L’ i infernale Quinlan” (Touch of evil) di O. Welles si apre con un piano-sequenza girato a Tijuana sul confine. Poi, alla fine dei ’60, H. Albert ci ammorbava con con motivetti insieme ai Tijuana Brass. Anche Rino Gaetano andò a incidere lì a Tijuana perché i trombettisti erano formidabili. Poi è venuto quello che racconti. Così va la vita: sempre a sbattere a un muro. Lucio Carugno.

    1. Rocco D'AlessandroRocco D'Alessandro Post author Reply

      Carissimo Prof,
      precisazioni che non sapevo…e che precisazioni! Come al solito ci da sempre nuovi spunti. In generale però ho appurato con i miei occhi che Tijuana conserva ancora quell’alone di incertezza e imprevedibilità che risulta molto interessante!

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