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RIO DELLE AMAZZONI: Riflessioni e pensieri di due viaggiatori romantici

INNO ALLA SELVA

“A volte chiudo gli occhi e sogno il Brasile, il Brasile attraversato e vissuto con l’energia delle stelle, a ritmo di samba e di selva, su di un’amaca dondolante a cullare pensieri e poesie ricchi di sogni e di viaggi”.

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Potremmo scrivere all’infinito sul Brasile, pur non conoscendolo tanto. Basta mettere il primo piede nelle sue acque e lasciarsi fluire, seguendo il rumbo, quel misterioso richiamo che muove tutti i viaggiatori sud-americani.
È inspiegabile come questa scia di sogni e di pensieri faccia parte di noi e di quello che siamo. Credo che dipenda in parte dal nostro cuore e dal ricco sentimento che io e Giulia proviamo per il Rio, il fiume-mondo che solca il BRASILE in orizzontale, per poi insinuarsi negli anfratti più impensabili della selva. Il Rio contiene tutto quello che siamo e che saremo, custodisce i pensieri di tutte le genti, è memore dei passi di tutti i viajeros.
Anche noi siamo parte di questa immensità, di questa Natura florida che abbraccia tutto, anche i pensieri maligni di chi non ama.

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Non so perché al nominare “Brasile” ci viene subito in mente il Rio delle Amazzoni, anzi tutta la Foresta, credo sia una limitazione della nostra fantasia, perché da quello che abbiamo potuto vedere, si tratta di una terra sconfinata e varia.
Attraversato da sud a nord, il Brasile offre di tutto: dai boschi di Mata atlantica delle regioni di Rio Grande do Sul e Santa Catarina, alle isole formose e selvagge di Florianopolis e Ilha Grande, a litorali sconfinati di costa travolti dalla furia dell’Oceano. Fino ai canyon della Bahia, alle terre aride del nord-est e alla foresta Amazzonica, solcata dalla più lunga cicatrice acquatica della terra, il rio delle Amazzoni. In mezzo tante genti e leggende, tanti soffi di grandezza che prendono vita e danno benessere, benevolenza e bontà. La bontà istintiva di una natura selvaggia che non si può raccontare a parole. Già le parole, la più antica forma di creazione non divina, di cui l’uomo si serve per dar voce alle sue idee che in potenza vagano in un universo intangibile, grande come il nostro cervello, grande come la foresta, quella regale d’amazzonia.

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IL PATTO DI SANGUE CON MADRE NATURA

In Amazzonia. Torniamo sempre lì con le nostre suggestioni, e forse ho capito il male che ci attanaglia ed inquieta. Quando si entra nell’Amazzonia si fa un patto con il soffio divino del mondo, ci si promette a se stessi di essere forti e onesti.
Ci si dona al mondo naturale e forestale della selva dove tutto vive e tutto si rigenera, sempre.

È l’Amazzonia stessa a chiederci questo obolo, lo fa per tutelarsi e per essere sicura che chi sta accogliendo, ha il cuore puro e buono, ed è un essere naturale.
È come un patto ideale che coinvolge mondi immaginari e reali, fantasiosi e concreti, un patto di sangue per essere certi che il nostro proseguo sarà luminoso nel cuore di una selva oscura, una selva che avvolge, che dona, e che ama incondizionatamente.
La selva è un miracolo, una volta sfiorata apre nuovi virtuose dimensioni, cui è impossibile dare un significato, almeno apparentemente. La selva non è umana, è molto di più, è naturale e segue le leggi di universi ancestrali e atavici che impressionano e sconvolgono.
Ma non dobbiamo avere paura, è l’amore la luce vitale che ci permette di districarci tra i più reconditi anfratti, e liberarci dalle liane più contorte. Fino a quando non capiremo che è lì che dobbiamo tornare. Ed è lì che torneremo. Come ci siamo sempre promessi!
La Selva mi ha cambiato la vita, sin dal primo momento, era una mattina umida e grigia, e noi eravamo solo all’inizio del nostro infinito percorso”.

 

“Scrivo tutto questo mentre sono su un aereo diretto negli Stati Uniti.
Ancora una volta la Selva mi ha salvato, mi ha dato una nuova speranza”

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