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INTERVISTA AL “RAMBO ITALIANO”: IL VIAGGIO COME PERCORSO DI CRESCITA

Oggi incontriamo Stefano Cipollone, 24 anni, abruzzese verace, viaggiatore appassionato, ragazzo spontaneo ed ormai anche un grande amico.
Ad accomunarci a Stefano non è solo la passione per i viaggi, ma soprattutto la nostra abruzzesità, giacchè siamo entrambi originari di Ortona a Mare, un piccolo paese a picco sul mare Adriatico che ha ispirato poeti (G.D’Annunzio), pittori (Cascella), e compositori (F.P. Tosti). Ma andiamo a scoprire più da vicino la determinazione di questo grande camminatore e viaggiatore, che ogni volta con grande generosità prova a superarsi regalandoci grandi imprese.

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Caro Stefano, l’ultima volta ti avevamo lasciato in Nuova Zelanda, su qualche landa desolata, mentre provavi ad attraversarla tutta a piedi? Che ci fai ora in Malesia a bordo di una petroliera ?

Lo scorso Dicembre ho iniziato il VIAGGIO UTOPIA, un giro del mondo senza limiti, partendo dalla Nuova Zelanda. Infatti, lì ho intrapreso il Te Araroa: un epico cammino di 3300 km attraverso tutta la dorsale delle due isole che compongono il paese dei Maori. Purtroppo il 5° giorno, dopo aver percorso in totale poco più di 100 km ho avuto un serio infortunio alla schiena che mi ha costretto a rientrare immediatamente in Italia. Dopo un paio di mesi di fiosoteria ho deciso di riprendere il mio lavoro a bordo delle navi, anche per dare modo al mio fisico di riprendersi gradualmente. Attualmente mi trovo nel Borneo Malesiano, a bordo di una metaniera, in qualità di Ufficiale di Navigazione. Ma ovviamente sogno già il prossimo viaggio!!!!

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Negli ultimi anni ti sei fatto conoscere per aver portato a termine cammini lunghi ed impegnativi un po’ in tutt’Europa, che ti hanno valso il simpatico soprannome di “El Rambo Italiano”, che descrive bene la tua personalità. Vuoi parlarci dei tuoi viaggi, alcuni dei quali vere e proprie imprese?

Sin da bambino sono sempre stato curioso, ed è proprio la voglia di conoscenza che mi ha dato la spinta per andare avanti nella scoperta di nuovi luoghi e culture. Il primo viaggio importante l’ho fatto all’ età di 20 anni. Viaggiai un mese intero in treno ed autostop, attraversando l’Europa Centrale e la Scandinavia fino a raggiungere Capo Nord, dormendo negli ostelli e spesso in tenda. In seguito a quella bellissima esperienza, trovai il coraggio di intraprendere altri viaggi: in Australia mi è capitato di finire a raccogliere le banane, in Indonesia ho guidato il motorino all’ interno della ditta giungla, sono capitato in Brasile durante i mondiali calcio del 2014, ho percorso tutta la costa del Sud Italia in autostop e con i mezzi pubblici, in Thailandia poi mi sono innamorato della cultura asiatica e non solo….

el rambo italiano

Nei lunghi cammini, in cui di solito ti cimenti, quanto conta la componente psicologica?
Come li prepari?

Capitolo a parte sono i miei lunghi viaggi a piedi, fondamentali per ricaricare le pile e ritrovare la serenità perduta. Nel 2014 ho percorso il Cammino Francese in Spagna, che dopo 30 giorni ed 800 km mi ha condotto a Santiago de Compostela. E’ stata un’esperienza bellissima ed indelebile, durante la quale ho avuto modo di godere di bellissimi paesaggi e di condividere la strada con tanti altri ragazzi provenienti da mezzo mondo. Nella primavera del 2016 ho intrapreso l’esperienza di viaggio più forte di sempre: la Via Francigena da Canterbury a Roma. Avevo appena concluso un lungo contratto di lavoro a Singapore ed avvertivo la necessità di fare un viaggio nella più completa solitudine. Al ritorno, dopo 77 giorni di imbarco, mi resi conto che qualcosa in me era cambiato; d’improvviso mi resi conto che la vita è troppo breve per trascorrerla sempre nello stesso posto e tra i comfort di casa nostra. Così, nel luglio dello stesso anno è stata la volta del GR20, in Corsica. Considerato il trekking più duro d’Europa, lo si è rivelato davvero. In compenso i panorami e le amicizie strette lungo il cammino sono state un dono.

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In molti mi chiedono come sia possibile percorrere così tanti km senza demordere. È difficile rispondere. Quello che conta è l’amore per questo tipo di avventure, una forte determinazione a livello mentale e semplicemente l’andare avanti giorno dopo giorno, affrontando le sfide una alla volta, come nella vita di tutti i giorni. Poi molto dipenda dalla tipologia del cammino. Ce ne sono alcuni che non richiedono specifica attrezzatura ed allenamento, mentre altri necessitano di una accurata selezione dell’equipaggiamento e soprattutto allenamento. In generale posso consigliare di viaggiare il più leggeri possibili, allenamento prima del trail e soprattutto amare ciò che si sta facendo.

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A tal proposito, più volte hai sottolineato l’importanza dell’attesa e della pazienza, quali virtù necessarie per accrescere la consapevolezza di se stessi e compiere qualsiasi impresa. Ora ti trovi su una nave, in mare aperto, lontano da tutto e da tutti. Come riesci a gestire questa staticità coatta con la tua grande voglia di viaggiare e di scoprire il mondo?

Sin da quando frequentavo il Nautico il mio futuro post scolastico era già segnato, infatti ero deciso a tutti i costi di intraprendere la via del mare. Grazie a questo lavoro si alternano mesi in mezzo al mare ad alcune settimane a disposizione sulla terra ferma. É un lavoro fatto di sacrifici ma ti dà la possibilità di girare il mondo e di guadagnare il necessario per viaggiare. Più vado avanti con gli imbarchi e più soffro la nostalgia della terra ferma. Forse sarà proprio per questo motivo che ogni volta che torno a casa avverto la necessità di intraprendere una nuova avventura, come a recuperare il tempo “perduto”…

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Hai solo 24 anni, e già vanti un invidiabile curriculum da viaggiatore. Come hai iniziato? Cosa ti spinge a metterti sempre in discussione? E soprattutto come riesci a viaggiare? In poche parole viaggiare è sempre una questione di soldi, o conta anche l’intraprendenza?

Ciò che mi spinge a ripartire ogni volta è la grande fame di avventura e di conoscenza. L’unico modo che ho di placarla è con uno zaino sulle spalle e nuove terre da esplorare. Ho iniziato a 20 anni con pochissimi soldi ma tantissimo entusiasmo. Oggi, pur non essendo più così squattrinato, non ho ancora perso la voglia di viaggiare con i mezzi di fortuna. Ciò che conta è la voglia di scoprire cose nuove senza farsi influenzare dai pregiudizi.

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Caro Stefano, i tuoi sono viaggi lenti, in cui cerchi sempre il contatto con la natura e con la gente del luogo, il che un po’ ci accomuna, non trovi? Quali benefici e quali difficoltà ci sono nel viaggiare in “modalità Vitamina”?

Il viaggiare in modalità ‘tartaruga’ è una caratteristica che mi accomuna ai “viaggi vitamina”. Infatti, io credo che solo attraversandolo via terra e lentamente si possa davvero conoscere un Paese e soprattutto la sua gente. Ovviamente non è tutto rose e fiori, ma sono proprio gli incidenti di percorso che ci fanno crescere ed amare quel senso di avventura che solo viaggiando lentamente si può provare.

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Beh è stata una bella chiacchierata, e ti ringraziamo per averci aperto le porte del tuo mondo.
Prima di salutarti però, ci anticipi che cos’hai in cantiere? Quali viaggi stai programmando?

Per quanto riguarda il futuro spero di poter riprendere il Viaggio Utopia il prima possibile. A breve comunque credo che andrò in angolo di mondo davvero speciale, in tutti i sensi! Ma non voglio svelarvi di che si tratta. 😉

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Ed infine, quale augurio vuoi fare ai nostri lettori, e ai ragazzi di oggi tuoi coetanei?

A tutti i giovani auguro di spogliarsi dai pregiudizi e di viaggiare, al fine di arricchire il proprio bagaglio culturale e soprattutto aprire i propri orizzonti.

Grazie per la bella chiacchierata, a presto Rocco!!!

Con affetto,

El Rambo Italiano

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