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Colombia

LA VALLE SACRA DEL SIBUNDOY: VIAGGIO NELLA CULTURA INGA E CAMËNTZA

UN LUOGO SPECIALE

La Valle del Sibundoy è uno di quei luoghi magici della Colombia che ancora conserva un forte misticismo, quale conseguenza diretta di una cultura ancestrale; è questo uno di quei luoghi che stimolano i sensi e svegliano la coscienza. Da queste parti, i suoni della Natura si fondono con i canti e le melodie dei taita indigeni, che con la loro saggezza curano il corpo e l’anima, e tutti vivono con semplicità, seguendo con rispetto e devozione le tradizioni dei loro antenati.
Ad abitare questi luoghi ameni sono le popolazioni indigene dei Camëntza e degli Inga, la cui origine travalica le ere e si perde nel tempo. Sono essi esperti conoscitori delle piante sacre come lo yagè, e abili artigiani del legno, custodi di un sapere millenario, che nemmeno la ferocia dei conquistadores è riuscita ad intaccare.

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A noi è capitato di passare di qui, e possiamo confermare che la Valle del Sibundoy è un luogo speciale che emana forti vibrazioni e che rimane impressa nella mente di qualsiasi viaggiatore abbia voglia di spingersi sin qui, in queste terre remote, ma molto ospitali. 

LA VALLE SACRA TRA LE ANDE E L’AMAZZONIA

La valle del Sibundoy si trova nel sud della Colombia, nell’Alto Putumayo, all’estremità nord-occidentale del dipartimento. E’ questa una zona privilegiata che gode di un clima tiepido e di terreni fertili. L’ampia vallata, che ospita i municipi di Sibundoy, Colon, Santiago e San Andres, è protetta dalle alte montagne circostanti, che arrivano a toccare anche 3000 metri. Da queste parti piove molto, specie nella stagione umida, e c’è una forte escursione termica tra la notte e il giorno. Ci troviamo in quel lembo di terra compreso tra le Ande e l’Amazzonia, e che i geologi chiamano “corridoio amazzonico”, un luogo unico che gli indigeni Inga e Camentza hanno sapientemente scelto, secoli or sono, per far proliferare la loro profonda cultura.

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“E’ questa una terra di tradizioni ancestrali e riti sciamanici, segreti antichi tramandati e custoditi con gelosia dalla comunità locale.”

COME ARRIVARE

Prima di inoltrarci nell’affascinante cultura Inga e Camentza, però, vi spieghiamo come siamo giunti sin qui. Dunque, stavamo risalendo il sub-continente, con destinazione finale Tijuana (Mexico), per cui siamo entrati in Colombia dall’Ecuador, passando per Ipiales (già Colombia) e successivamente per Pasto, diretti a Mocoa. Prima di Mocoa, però, abbiamo deciso di fermarci a Sibundoy, perchè qualcuno, lungo la strada, ci aveva parlato della particolarità di quella valle e delle antiche comunità indigene che la abitavano. Non ci abbiamo pensato due volte e dalla orribile città di Pasto siamo saliti su un bus, o qualcosa di simile, e siamo giunti a destinazione.

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LA NOSTRA PERMANENZA NELLA COMUNITA’ CAMENTSA DI SIBUNDOY

Come vi abbiamo già accennato sopra, ci sono vari municipi che puntellano la fertile Valle del Sibundoy, ma a parte Colon, conosciuta per le acque termali di origine vulcanica (per la verità niente di che!), gli altri municipi sono solo dei piccoli centri, e non è detto nemmeno che offrano da dormire. Il pueblo più “grande” è Sibundoy. Ma non vi aspettate chissà quale città, si tratta infatti di un piccolo paese dalle potenzialità limitate, ma almeno qui troverete qualche negozio, qualche ristorantino e soprattutto qualche alberghetto dove dormire. La maggior parte degli “hotel” si concentra sulla strada principale; in generale, la gente è molto ospitale.

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UN PATRIMONIO A RISCHIO

Nei giorni trascorsi a Sibundoy abbiamo avuto modo di entrare in stretto contatto con la comunità locale di etnia Camentza, che detiene tuttora un ricco patrimonio storico-linguistico. I Camentza, come gli Inga, infatti, hanno mantenuto alcuni elementi autoctoni, come la lingua, i vestiti ( sayos) e alcune feste di antica origine, come il Carnevale.

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Tuttavia, nel corso del tempo, questa cultura ancestrale si è andata affievolendo, e molti sono i fattori che minacciano la sopravvivenza dei Camentza come gruppo etnico. In primis gli effetti della globalizzazione e dell’occidentalizzazione stanno mettendo a dura prova le antiche tradizioni indigene. Inoltre, esiste un disinteresse generale da parte del Governo centrale per ciò che riguarda la sorte indigena, da sempre ignorata e posta ai margini delle questioni pubbliche. A ciò contribuisce sicuramente il fattore demografico, giacché la popolazione indigena rappresenta solo l’1% di quella nazionale. Infine persiste un problema di ordine economico: in poche parole l’economia indigena non riesce ad emergere nell’ambito di un più ampio e complesso quadro socio-economico nazionale.
Ma nonostante ciò, persiste, da parte della comunità camentza, una forte coscienza collettiva, che assicura loro, in un modo o nell’altro, un futuro.
Infatti, nelle scuole locali si insegna, accanto al castigliano, la lingua Camentza, favorendo così un doveroso processo di bilinguismo.
Inoltre nella biblioteca comunale si trova un importante archivio storico-filologico, custodito dalla comunità come il tesoro più prezioso.

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“Ma parte di questa opera di preservazione deve passare anche per l’iniziativa di noi viaggiatori, che abbiamo la possibilità, più della popolazione locale, di divulgare i valori e i contenuti di una cultura così importante non solo per la Colombia, ma per tutta l’Umanità. Quello che possiamo fare noi è parlare con gli anziani della comunità, studiare la loro storia e le loro tradizioni e testimoniare la loro vita quotidiana attraverso i nostri mezzi ufficiali.  

E questo è il nostro piccolo contributo, tratto dai nostri diari di viaggio personali e dall’archivio fotografico di Vitamina Project:

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“Incontrammo questi due signori mentre passeggiavamo tra le montagne colombiane che circondano l’altopiano del Sibundoy (Colombia). Tra Ande e Amazzonia.
È questa una terra di tradizioni ancestrali e riti sciamanici, segreti antichi tramandati e custoditi con gelosia dalla comunità locale.
Di turismo poco, solo qualche viaggiatore interessato alla millenaria cultura del luogo…

Ma dicevamo di questi due signori, dolci, buoni, generosi, a tal punto da volerci invitare nella loro modesta abitazione in legno, circondata solo dai monti e dalla foresta.
Non ci eravamo mai visti prima.
Umiltà e simpatia, poco da offrirci, ma tanta voglia di conoscerci e raccontarsi.
Alla fine della nostra chiacchierata, Giulia chiese loro il permesso di poter scattare qualche foto, così per immortalare l’istante ed onorare l’incontro.
Risposero con un cenno, felici, quasi increduli, grati per il tempo che avevamo dedicato loro.
Così, per ringraziarci andarono in casa e poi tornarono fuori, pronti per lo scatto. Indossavano i vestiti da cerimonia, come se noi fossimo chissà quali personaggi importanti.
AMICI, QUESTA È L’AMERICA LATINA!”

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“Alla fine, a rendere speciali i nostri viaggi non sono tanto i luoghi, bensì le esperienze, le sfumature e gli incontri.”

Rocco D'Alessandro

Archeologo, accompagnatore turistico e traduttore, ama leggere e fare sport di ogni genere.

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