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Cosa c’è da sapere sull’AYAHUASCA, la pianta mistica dell’AMAZZONIA

PIANTA SACRA O DROGA DA SBALLO?

Si è fatto un gran parlare di Ayahuasca negli ultimi anni, specie da quando è diventata una moda tra i viaggiatori europei e statunitensi. Dicono sia una droga allucinoggena, o ancor peggio una sostanza pericolosa e tossica da scansare ad ogni costo, che conduce ad uno stato di trance e, in alcuni casi, persino alla morte. Niente di più falso, l’Ayahuasca è una pianta sacra agli indios dell’Amazzonia, che la usano praticamente da millenni, attribuendole piuttosto un forte potere curativo, non a caso è chiamata anche “medicina”.
Ma che cos’è in verità l’Ayahuasca? Dove si trova? Quali sono i suoi effetti? E quale dovrebbe essere il suo corretto uso?
Ne vogliamo parlare in questo articolo per fare chiarezza e per dare la giusta chiave di lettura di un fenomeno che coinvolge ormai molti viaggiatori, sempre più desiderosi di “fare l’esperienza” o “di sballarsi”, banalizzando il vero valore di questa sacra pianta.
Inoltre, se scriviamo questo articolo è perchè crediamo fermamente nelle virtù curative dell’Ayahuasca, che a parer nostro dovrebbe essere trattata con la giusta reverenza e dedizione, la stessa che gli inidigeni le riservano.

LA NOSTRA ESPERIENZA DIRETTA

Premettiamo anche che conosciamo per esperienza diretta l’Ayahuasca, e che non riveleremo nè il luogo, nè lo sciamano che ci ha iniziato, ma ci soffermeremo soltanto sugli aspetti pratici e teorici che riguardano la cerimonia e gli effetti della pianta. Abbiamo avuto la fortuna di essere accolti da persone fantastiche, che ci hanno aperto le porte della loro modesta dimora, trattandoci come re e regina, pur non conoscendoci, a noi è sembrato il minimo riporre in loro totale fiducia. Lo sciamano con cui abbiamo vissuto per un breve periodo, si è sempre reso disponibile e premuroso nei nostri confronti, noi ora lo consideriamo un amico, e non dimenticheremo mai una simile esperienza, ritenendoci grati per l’opportunità concessaci. Speriamo perciò traspaia il senso con cui affrontiamo un tema così delicato.

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MA CHE COS’E’ L’AYAHUASCA?

L’Ayahuasca non è una droga ricreativa, ma una pianta psicoattiva e visionaria, che se correttamente somministrata può avere effetti curativi, per il corpo e per lo spirito. Questa sua virtù è insita anche nel suo nome, che in lingua quechua significa appunto “liana dello spirito”. Viene chiamata con vari nomi, Yage, Daime, Medicina, oltre a quello più comune di Ayahuasca, ed è utilizzata tuttora nelle regioni amazzoniche, dalle popolazioni di Brasile, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela e Bolivia. E’ lo sciamano a somministrarla durante i riti sciamanici, è lui il depositario di questa millenaria “tradizione”.
Per la precisione, l’Ayahuasca è una bevanda densa dal colore scuro e dal sapore molto forte, la cui preparazione può richiedere giorni, che si ottiene dall’unione di due piante: la chakruna, nelle cui foglie è contenuto il principio attivo del DMT, la cosiddetta “molecola dello spirito”, responsabile delle visioni e della connessione con il mondo spirituale; e la liana di Ayahuasca (nome scientifico Bianisteriopsis Caapi), che vanifica l’effetto inibitore del DMT e fa si che visioni e stati meditativi durino più a lungo. Una combinazione perfetta, dunque, ma sarebbe riduttivo definire gli effetti dell’ Ayahuasca una semplice reazione chimica. Lei è una molto di più, è una pianta sacra, molto utile per curare ansia, depressione, traumi, dipendenze, favorendo una maggior comprensione e conoscenza di se stessi.

UNA PREMESSA

Ribadiamo che l’assunzione di Ayahuasca è una cosa seria e richiede convinzione e consapevolezza, ma soprattutto dovrebbe essere somministrata da uno sciamano vero, che ne conosca profondamente gli effetti e sia in grado di dispensarla nelle giuste dosi. Purtroppo negli ultimi anni è diventato un fenomeno sin troppo commerciale, così che la pianta viene “venduta” dalle agenzia turistiche peruviane, colombiane ed ecuadoriane come esperienza mistica, quasi alla stregua di uno sballo allucinogeno, demistificandone il valore spirituale.
Noi consigliamo vivamente di verificare in quali mani (o fauci) vi state mettendo, giacchè una delle prerogative per partecipare ad una cerimonia rituale non è il pagamento di una fee, ma la fiducia nello sciamano (e viceversa), il quale dovrà essere un profondo conoscitore, tramite esperienza diretta, delle dosi da somministrare e degli effetti della pianta, così da saperne gestire, eventualmente, complicazioni varie (panico, svenimento, trance profondo). Effetti che non potranno mai verificarsi se vi affiderete ad uno sciamano esperto. Non fidatevi perciò delle agenzie che vi vendono pacchetti con fantomatiche cerimonie di Ayahuasca. Quello è soltanto un business!
Piuttosto cercate la persona giusta, conoscetela, fatevi conoscere ed affidatevi a lei, solo così la vostra esperienza sarà intensa e soprattutto costruttiva.

LA CERIMONIA

Dato per scontato, quindi, che a presiedere il rito ci debba essere uno sciamano esperto, altrettanto importante sarà la location, che dovrà necessariamente essere un contesto naturale, così da poter fruire degli effetti benevoli e rassicuranti di Madre Natura, che come al solito è in grado di avvolgerci come una mamma premurosa. Ridordo ancora quando M. ci ospitò nella sua maloka (vd foto), una capanna in legno e paglia, circondata dalla foresta, una dimora umile, ma ospitale, pregna di energia positiva.

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La cerimonia dura di solito dalle 4 alle 6 ore, comincia all’imbrunire, ed è introdotta da canti e preghiere.
Lo sciamano, o curandero, canta infatti melodie sacre per pregare gli spiriti, affinchè lo assistano nel processo di guarigione. La musica inoltre ha un effetto induttivo e apotropaico, favorisce cioè lo stato meditativo e allontana gli spiriti maligni, giacchè l’assunzione di Ayahuasca è da intendersi come processo di introspezione e di trasformazione spirituale. Altrettanto utili a questo scopo, il tamburo o una chitarra.

ACCORGIMENTI

E’ importante, come d’altronde preciserà lo sciamano a cui vi affiderete, che osserviate una dieta rigorosa nei 10-15 giorni che precedono la cerimonia. Niente alcol, nè carne, nè fritti, affinchè l’intestino sia il più depurato possibile. Quasi certamente alla vigiglia, e alla mattina stessa, vi verrà somministrata una purga, che ha lo scopo di pulirvi di tutti i residui e tossine. L’Ayahuasca cura il corpo e alla mente, ed è quindi necessario che ci sia il più totale equilibrio tra i due ambiti.
Gli effetti della “medicina” cominciano a mostrarsi dopo 30/40 minuti dall’assunzione della bevanda, e sono assolutamente soggettivi; possono produrre visioni o stati meditativi, a seconda della propria predisposizione o della propria condizione psico-fisica. Inoltre il nostro intestino può reagire vomitando o andando di corpo.
L’Ayahuasca è una pianta molto potente ed il nostro corpo non riesce a trattenerla troppo a lungo, così ha bisogno di espellerla. Ma è proprio questo processo di espulsione a mandare in circolo il DMT nel nostro corpo, favorendo lo stato meditativo/visionario. Lo sciamano vi chiederà espressamente di provare a trattenere il più possibile la sostanza nel vostro corpo, così da renderne più efficaci gli effetti. Significa cioè dare più tempo e fiducia alla pianta, affinchè essa ci analizzi più a fondo e ci aiuti più concretamente a trovare la nostra via.
Ovviamente per comprendere questi concetti, è fondamentale liberarsi del punto di vista occidentale, sin troppo razionale, ed affidarsi completamente alla pianta e al suo somministratore. Solo così la medicina farà effetto, al contrario senza la giusta dedizione, tutto sarà vano.
Ricordate sempre che state entrando in contatto con tradizioni millenarie, che non possono essere spiegate razionalmente, l’Ayahuasca è fede, è analisi, è suggestione, perciò portiamo il giusto rispetto verso tutto e tutti, se non altro facciamolo per i millenni di storia che ci hanno preceduto.

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PER APPROFONDIRE

Se desiderate approfondire, vi consigliamo questi libri, che abbiamo letto personalmente, e che secondo noi sono molto utili:

  1. “Ayahuasca, la liana degli spiriti”, di Walter Menozzi
  2. “Ayahuasca, il rampicante del fiume celeste”, di Claudio Naranjo
  3. “Le lettere dello Yage”, di Bourroghs-Ginzberg
Rocco D'Alessandro

Archeologo, accompagnatore turistico e traduttore, ama leggere e fare sport di ogni genere.

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